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5 giugno 2006. Comunicato stampa.

GOLFO DI TRIESTE. RIGASSIFICATORI.

Quando si parla di rigassificatori, si entra in un arbitrio logico che dobbiamo tener presente. Ci si avvale di due diverse costruzioni dottrinali di un medesimo fenomeno per affermare l’esistenza di elementi a favore o contro: da un lato si interpreta l’impianto da costruire come personificazione del male, cioè lo si vede in termini di un’ecologia buonista che alimenta l’immaginario collettivo fatto da contrapposizioni tra l’Uomo che è sempre cattivo e sfruttatore in antitesi alla Natura che è sempre buona e madre generosa; dall’altro lato, ci sono effettivamente gli interessi (sarebbe ipocrita negarne l’esistenza) che molte volte cavalcano questo tipo di ecologia infantile per allontanare il rischio della liberalizzazione del mercato.

L’arbitrio logico si manifesta con tutta evidenza allorquando i presunti comitati difensori del golfo di Trieste mai si sono pronunciati contro tutte quelle aziende che inquinano effettivamente da anni mentre si costituiscono come mosche non appena si vuole fare qualcosa di nuovo, in nome di un presunto inquinamento tutto da dimostrare. D’altra parte, gli stessi comitati oltre a non vedere la serqua di inquinatori dimenticano che, ad esempio, l’Eni è proprietaria di tutte le tubazioni nel nostro paese, sia delle tubazioni che portano il gas sia di quelle che lo distribuiscono. Una situazione scandalosa. Tutti devono passare di lì e pagare pedaggio, un balzello che l’Eni, monopolista, potrà imporre come vorrà per l’utilizzo delle tubazioni. Perché allora gli stessi comitati non si battono invece per la privatizzazione delle tubazioni? Perché l’Eni ha il monopolio delle forniture?

Appare evidente che i rigassificatori non devono essere fatti da chi ha già una posizione dominante (Eni, Enel) ma non lasciarli fare a nessuno suona piuttosto come un “morte a Sansone con tutti i filistei”, vale a dire che non potendo aumentare la propria influenza l’Eni approfitterà per cavalcare le resistenze delle popolazioni locali in nome di un’ecologia da prima elementare, come ha già fatto in passato.

Cari comitati per il NO, se non spiegate alla gente che i guai che abbiamo sono dovuti proprio a voi che in buona fede vi riunite per consegnare il nostro Paese a potenze straniere monopoliste (come ad esempio la russa Gazprom), se non spiegate alla gente che i disastri che abbiamo non derivano dalla liberalizzazione ma dall’insufficiente apertura al mercato (giacché l’Eni ha il monopolio delle tubazioni) allora, per restare in tema di condutture, possiamo soltanto dirvi che “non farete capire un tubo”.

Walter Mendizza e Christina Sponza.