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giugno 2006. Comunicato stampa.
GOLFO DI TRIESTE. RIGASSIFICATORI.
Quando si parla di rigassificatori, si entra in un arbitrio logico
che dobbiamo tener presente. Ci si avvale di due diverse costruzioni
dottrinali di un medesimo fenomeno per affermare l’esistenza
di elementi a favore o contro: da un lato si interpreta l’impianto
da costruire come personificazione del male, cioè lo si
vede in termini di un’ecologia buonista che alimenta l’immaginario
collettivo fatto da contrapposizioni tra l’Uomo che è
sempre cattivo e sfruttatore in antitesi alla Natura che è
sempre buona e madre generosa; dall’altro lato, ci sono
effettivamente gli interessi (sarebbe ipocrita negarne l’esistenza)
che molte volte cavalcano questo tipo di ecologia infantile per
allontanare il rischio della liberalizzazione del mercato.
L’arbitrio logico si manifesta con tutta evidenza allorquando
i presunti comitati difensori del golfo di Trieste mai si sono
pronunciati contro tutte quelle aziende che inquinano effettivamente
da anni mentre si costituiscono come mosche non appena si vuole
fare qualcosa di nuovo, in nome di un presunto inquinamento tutto
da dimostrare. D’altra parte, gli stessi comitati oltre
a non vedere la serqua di inquinatori dimenticano che, ad esempio,
l’Eni è proprietaria di tutte le tubazioni nel nostro
paese, sia delle tubazioni che portano il gas sia di quelle che
lo distribuiscono. Una situazione scandalosa. Tutti devono passare
di lì e pagare pedaggio, un balzello che l’Eni, monopolista,
potrà imporre come vorrà per l’utilizzo delle
tubazioni. Perché allora gli stessi comitati non si battono
invece per la privatizzazione delle tubazioni? Perché l’Eni
ha il monopolio delle forniture?
Appare evidente che i rigassificatori non devono essere fatti
da chi ha già una posizione dominante (Eni, Enel) ma non
lasciarli fare a nessuno suona piuttosto come un “morte
a Sansone con tutti i filistei”, vale a dire che non potendo
aumentare la propria influenza l’Eni approfitterà
per cavalcare le resistenze delle popolazioni locali in nome di
un’ecologia da prima elementare, come ha già fatto
in passato.
Cari comitati per il NO, se non spiegate alla gente che i guai
che abbiamo sono dovuti proprio a voi che in buona fede vi riunite
per consegnare il nostro Paese a potenze straniere monopoliste
(come ad esempio la russa Gazprom), se non spiegate alla gente
che i disastri che abbiamo non derivano dalla liberalizzazione
ma dall’insufficiente apertura al mercato (giacché
l’Eni ha il monopolio delle tubazioni) allora, per restare
in tema di condutture, possiamo soltanto dirvi che “non
farete capire un tubo”.
Walter Mendizza e Christina Sponza.
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