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25 maggio 2006. Di Luciano Emili

RIGASSIFICATORI

Spero che il sig. Arnaldo Serocco quando parla di rigassificatori sia più qualificato del “Gruppo associativo universitario studenti di scienza”. Comunque mi sorprende tanta competenza da parte del sig. Serecco. Per trentacinque anni ho avuto modo di confrontarmi con dirigenti e tecnici che operano nel campo degli idrocarburi ( petrolio, GNL) in incontri di lavoro o commissioni locali, regionali e nazionali. Ma non mi sembra di aver mai avuto il piacere, in tali riunioni di lavoro e conferenze, di incontrare il sig. Serecco (e altri alla ribalta della cronaca). Pertanto mi incuriosisce tanta professionalità e conoscenza dichiarata dal sig. Serecco ( e altri).

Questa campagna anti terminal di rigassificazione mi ricordano le opposizioni che il terminale della SIOT è stato sottoposto quaranta anni fa da associazioni e amministratori pubblici giustificando i loro interventi con l’alto rischio di incidenti determinato dalla presenza delle petroliere nel golfo definite “una bomba nel golfo di Muggia”. Dopo quaranta anni tutti timori sollevati dalle allora associazioni si sono dimostrati ingiustificati. Non perché l’impianto di per se stesso non si possa considerare un impianto ad alto rischia ma bensì perché con una attenta programmazione negli interventi di manutenzione e negli investimenti indirizzati all’aggiornamento tecnologico degli impianti il livello di rischio di incidenti si è sensibilmente ridotto o quasi annullato.

Il sig. Araldo Serocco dovrebbe sapere che impianti di questo tipo sono soggetti a normative europee molto rigide. Gli impianti dove vengono lavorate e depositate sostanze infiammabili sono progettati, eserciti e mantenuti in modo da ridurre al minimo le loro emissioni e le conseguenti estensioni dei luoghi pericolosi, sia nel funzionamento normale, sia in quello anormale., con riferimento alla frequenza, durata e quantità delle emissioni.
Per quanto concerne gli interventi di manutenzione non ordinaria, particolarmente delicati ai fini della sicurezza, sono preventivamente discussi e vengono trattati con una particolare procedura di lavoro.

Non si può parlare di aree esplosive senza conoscere la classificazione dei luoghi che è un metodo per analizzare e classificare l’ambiente dove si possono formare delle atmosfere esplosive. Anche per una corretta scelta ed installazione delle costruzioni (apparecchi) da impiegarsi con sicurezza in tali luoghi, tenendo conto dei gruppi e delle classi di temperatura dei gas.

Da un semplice esame di un opera od applicazione ovvero del suo progetto, è molto difficile individuare da non esperti quali parti possono essere assimilate alle tre definizioni di zona esplosiva (zona 0, 1 e 2)
E perciò necessario uno studio dettagliato comprendente un analisi delle possibilità, quindi non delle certezze, che sia presente un’atmosfera esplosiva. In particolare in sede di progetto o con idonee procedure operative, sono ridotte al minimo il numero ed estensione delle zone 0 e zona 1. In altre parole, gli impianti e le installazioni sono principalmente zone 2 o luoghi non pericolosi.

La classificazione dei luoghi pericolosi deve essere eseguita da persone a conoscenza delle proprietà delle sostanze infiammabili, del processo e delle relative apparecchiature, consultando per quanto di competenza, tecnici della sicurezza, degli impianti ed altri specialisti.

Quindi un evoluzione complessa e tecnicamente delicata che però assicura preventivamente un elevato grado di sicurezza degli impianti.

Egregio sig. Serocco come può costatare la progettazione di un impianto di questo tipo è demandata a tecnici e specialisti di alto livello. Pertanto mi permetta di dubitare della validità degli interventi dei vari gruppi, comitati o associazioni, non professionalmente preparati.

Oggi tutti i paesi tecnologicamente evoluti stanno avviando programmi indirizzati a un maggiore consumo di GNL e quindi a una minore dipendenza del petrolio. Un tanto anche attraverso l’importazione di GNL con gassiere e quindi con la realizzazione dei rigassificatori.

L’incentivazione di un maggiore uso del GNL passa anche attraverso i rigassificatori, incentivazione che deve portare a un processo di adozione del GNL anche per l’autotrazione pubblica e privata al fine di ridurre sensibilmente l’inquinamento delle città. Inquinamento che, a detta dall’Azienda sanitari Triestina, a Trieste assume aspetti preoccupanti dal punto di vista socio sanitario con un numero elevato di morti e di ricoveri ospedalieri a causa dell’alta presenza nell’area cittadina di biossido di azoto (No2) del biossido di zolfo (So2) e le ben note polveri sottili PM 10 e PM 2.5.

Mi chiedo se la regola opporsi alla realizzazione di impianti “scomodi” sul proprio territorio fosse stata addotta anche da altre comunità. Es. la Sicilia si fosse opposta alla realizzazione dei metanodotti dall’Algeria, oppure l’Austria dei metanodotti e relative stazioni di spinta e di valvola provenienti dalla Russia ecc. Lei sig. Sirocco quali alternative energetiche reali sarebbe capace di proporre.