25
maggio 2006. Di
Walter
Mendizza. Pubblicato su NOTIZIE RADICALI
IL RIGASSIFICATORE E L'AVIARIA
Ormai da tempo nella nostra provincia si parla del rigassificatore.
Purtroppo se ne parla sempre in maniera ideologica e
non in termini economici o ecologici (termini che hanno la stessa
radice “eco” proveniente dal greco oikos che significa
casa, abitazione). Come in altri posti di Italia si ribadisce
con chiarezza che il nostro territorio “vuole” una
diversa economia centrata sul porto e considera il rigassificatore
incompatibile con tale progetto. Le persone di buona volontà,
purtroppo, rimangono indifferenti e a volte sembrano anche compiacenti
verso i propri concittadini che si organizzano per fare i comitati
per il no. Infine, alla maggioranza qualunquista non interessa
nulla e restano ad osservare in modo svogliato e fiacco il nascere
di queste prime associazioni per il no. Come in Val di Susa per
la TAV.
Centinaia di cittadini respingono quindi il rigassificatore
ma nessuno sa bene perché. Sono poche le voci
che si alzano per fermare questo poltronismo nonsepolista. Abbiamo
decine di industrie che contaminano ma le lasciamo stare per indifferenza
e per indolenza, tanto, ci sono già; una disaffezione che
però si riscatta se una nuova industria si vuole affacciare
sul nostro territorio: allora reagiamo con stizza e diciamo NO,
come se questo “no” fosse anche in nome e per conto
di tutte le altre che non possiamo toccare; come se volessimo
fargliela pagare per tanta temerarietà. Invece questa negazione
che diamo con intensa leggerezza è un “
NO”
intriso di ideologismo ecologico. E’ un “
no”
ideologico che ha la stessa natura del “no” che abbiamo
dato ad esempio all’eolico (non dico al nucleare: tema tabù
nonostante siamo circondati da decine di centrali a pochi chilometri
da noi) ma per l’eolico, si diceva, che l’impatto
ambientale sarebbe stato devastante; oppure il NO al fotovoltaico
perché l’esperienza in Germania è stata fallimentare,
oppure il NO alla geotermia perché sembra una risorsa di
nicchia come le biomasse… insomma, NO a tutto: ma si può
sapere che diavolo vogliamo?
Poi veniamo a sapere che nel periodo 2001-2005 l’Italia
è cresciuta mediamente dello 0,7 per cento all’anno,
laddove l’area euro è cresciuta del doppio e cioè
dell’1,4%, ecco allora lo spirito italico che si sostanzia
inveendo contro il governo (che era di centrodestra ma se fosse
stato di centrosinistra era uguale) senza renderci conto che il
vero problema risiede nel nostro atteggiamento umbratile e diffidente
verso il progresso. E’ questa la ragione che ci tiene fermi!
Cosa aspettiamo per rendercene conto? La verità è
che senza il progresso moriamo per davvero e moriamo tutti. Stiamo
seduti su una bicicletta, costretti a muoverci perché se
ci fermiamo cadiamo, eppure desideriamo stare fermi, siamo un
popolo che si è messo a sedere decadente e rassegnato,
tormentato dagli oscurantismi, dalle superstizioni e dalle paure
della modernità.
Il problema più grande, la madre di tutti i problemi,
è il mix di sovrappopolazione e carburanti fossili che
stanno finendo, sicché l’unica soluzione
che si prospetta è ridurre la popolazione mondiale almeno
di un terzo, e dobbiamo farlo quanto prima. Il professor Eric
R. Pianka, zoologo evoluzionista dell’Università
di Austin (texas) il 3 marzo scorso, nella relazione che ha tenuto
alla Texas Accademy of Science ha esordito deplorando l’antropocentrismo
e l’idea che l’uomo occupi un posto privilegiato nel
mondo. “Non siamo meglio dei batteri!”, ha detto lo
scienziato. La crescita della popolazione umana sta rovinando
il pianeta e per salvarlo occorre che gli abitanti siano ridotti
al 10%. Dopo aver lodato la politica cinese del figlio unico con
sterilizzazione forzata, il professore ha detto che né
la fame, né la guerra sono ormai efficienti allo scopo,
dunque, “dobbiamo sterilizzare ognuno sul pianeta, se no,
gli incoscienti erediteranno la terra”. Secondo il prof.
Pianka, l’ideale sarebbe una peste o una qualche forma di
pandemia per uccidere rapidamente miliardi di persone. Uno studente
gli domandò dell’influenza aviaria e lui: “magari
scoppiasse, ma ancora non basterebbe”. Qualcun altro chiese:
“e l’Aids?”. “Decisamente troppo lento…
il primato dell’efficienza va all’Ebola che è
straordinariamente letale e uccide in giorni, non in anni; ammazza
il 90% degli infettati… purtroppo, l’Ebola ha il difetto
di essere troppo letale: il virus uccide così rapidamente,
da essere auto-spegnente. L’epidemia non riesce ad espandersi
per la morte dei portatori entro poche ore. Per questo non è
mai uscita dall’Africa Centrale”.
Ecco dunque come stanno le cose. Vogliamo ancora
fare manifestazioni per dire NO a tutto? In modo da non avere
progresso, non avere ricerca, non avere gente che lavora, che
produca ricchezza? Diremo NO al rigassificatore come abbiamo fatto
con la ricerca sulle cellule staminali? O forse chi dice NO è
qualcuno che vede lontano, una sorta di astuto seguace del prof.
Pianka che ha in mente lo sterminio dei nostri anziani nel prossimo
inverno, qualora la Russia ci dovesse dire niet all’esportazione
del suo gas? Perché se è così, sappia che
sta facendo un grande favore all’umanità. Altro che
Ebola! Come per l’esercito di Napoleone, basterà
il Generale Inverno. Certo, qualche lacrimuccia per il nonno che
se ne va a miglior vita la spenderemo, ma in compenso saremo all’avanguardia
d’Europa. Così come centinaia d’anni fa, l’Italia
fu patria dell’illuminismo, anche stavolta daremo l’esempio
e torneremo ad essere i primi della classe poiché saremo
i primi a fare un passo avanti verso l’eliminazione degli
anziani che, notoriamente, sono un costo per la società.
Inoltre, così facendo aggiusteremo anche i conti pubblici:
deficit e debito pubblico saranno sotto controllo e potremo guardare
a testa alta gli altri paesi europei. Anzi, li guarderemo dall’alto
verso il basso. Il mondo ci rispetterà: non ci sarà
uno scadimento, un declino, una seconda decadenza dell’impero
romano; anzi, ci sarà un risorgimento! Un bel inverno con
aria gelida siberiana proveniente dagli stessi Paesi che non vorranno
o non potranno rispettare i loro contratti ed il gioco è
fatto! Miracolo! I conti pubblici saranno risanati. Allora che
aspettiamo? Ma sì! Diciamolo questo NO! al rigassificatore!
Diciamolo forte e chiaro e in coro:
il rigassificatore
non vogliamo, così i vecchi eliminiamo!
Questa è la prospettiva dell’arroccamento
su posizioni medievali contro il progresso. E’
dunque palese che in Italia c’è un problema che va
risolto, il problema di un Paese che non ha fatto la rivoluzione
liberale promessa e che oggi presenta una delle malattie economiche
più rare che esistano: quella del
bradipardo.
Si tratta della sindrome del bradipo nello scattare in ripresa
quando l’economia è in espansione e quella del ghepardo
nell’andare in recessione quando, invece, l’economia
non “tira” più. Che fare allora? O diciamo
ancora NO alle innovazioni, alla ricerca, al progresso ed imbocchiamo
la strada del prof. Pianka, oppure la soluzione non può
essere che quella di immettere nel sistema più benzina
liberale, più coraggio, più idee e più iniziative.
Forse è ora di cambiare registro ed incominciare
a dire SI: SI alla TAV, SI al rigassificatore, SI alle
riforme liberali, SI all’eliminazione degli ordini professionali,
SI agli investimenti nella ricerca, SI ai Pacs, SI all’antiproibizionismo,
SI all’esigenza anticoncordataria, un grosso SI alla difesa
della laicità dello Stato e uno ancora più grosso
alla difesa dei diritti civili ed a quella visione del mondo per
cui non può esserci giustizia collettiva e progresso sociale
senza il riconoscimento delle libertà individuali: non
può esserci sviluppo senza democrazia, né democrazia
senza sviluppo. Insomma, un SI grande, un SI convinto, un SI a
tutto, anche al cambiamento delle regole del gioco, a cominciare
da piccole cose come l’abolizione del valore legale del
titolo di studio alle grandi cose come il battersi per la diminuzione
demografica perché dobbiamo prendere coscienza che è
la gente che impone al pianeta un danno permanente: nel 1991,
il celebre Jacques Cousteau disse che “per stabilizzare
la popolazione mondiale, dobbiamo eliminare 350 mila persone al
giorno”. Oggi probabilmente possiamo pensare che quella
cifra fu data di gran lunga per difetto e sicuramente non basterebbe
l’eliminazione di mezzo milione di persone al giorno oltre
ai morti fisiologici. Poi aggiungeva: “E’ una cosa
terribile a dirsi, ma è anche peggio non dirla”.
Questa è la nostra ricetta alla domanda “Cosa
si può fare?”. Posto che la democrazia agonizza
se l’ambito individuale viene sottoposto a gravi limitazioni
e per converso, se il privato viene limitato, allora l’economia
entra in recessione, non c’è che un solo rimedio
possibile: dire SI. Sì al progresso in tutti i campi, anche
in quello dei diritti civili, poiché scindere i diritti
civili dalle problematiche economiche relegandoli ad una funzione
marginale è cosa dell’altro secolo, è una
questione da confinare nel magazzino delle anticaglie. L’uomo
per natura è libero e insofferente alle regole. Le regole
però sono necessarie così come è imprescindibile
il patto sociale. Non sono utili le chiacchiere moralistiche e
le limitazioni gratuite ai diritti individuali. Il mercato è
anche indispensabile, ma non è né un mito né
un toccasana. E’ ora di cominciare a formare la nuova generazione
tentando di riparare i guasti dell'odio che a loro è stato
infuso per l'economia, per la scienza, per il mercato, per la
stessa libertà. Per non parlare della credenza acritica
sul potere quasi magico delle televisioni o della loro presunta
malvagità. La vera opposizione alla decadenza del sistema
imperante in cui siamo immersi, esiste, ma non ha spazi, e non
è dicendo NO che si risolvono i problemi. I problemi si
risolvono dicendo SI e dando più libertà, cioè
con il liberalismo. La vera rivoluzione, almeno in Italia, sarebbe
proprio la rivoluzione liberale, o, per meglio dire, liberale
liberista libertaria.
Dunque, finiamola di una buona volta con questa terrificante
accozzaglia di luoghi comuni per cui tutto ciò
che è occidentale è male assieme a tutto ciò
che è ricerca e sviluppo. Finiamola con i continui processi
alla scienza, alla democrazia, al mercato, alla tecnologia, all’individuo
e alla sua voglia di autorealizzazione. Finiamola, altrimenti
ci troveremo con una patata bollente grande come un meteorite
al prossimo inverno. Dobbiamo, invece, avere il coraggio di mandare
in soffitta quei rugginosi preconcetti fatti da reticenze consacrate
che concepiscono l’uomo come una figura unidimensionale
insofferente alle regole e mosso esclusivamente da impulsi di
accumulazione di ricchezza. Sono queste sciocchezze che ostacolano
lo sviluppo, giacché tutti, assolutamente tutti, abbiamo
a cuore la Natura, la nostra madre Terra. Quindi finiamola con
questi opportunismi pelosi che mostrano l’Uomo sfruttatore
insaziabile della Natura e che servono solo a certe forze politiche
per cavalcare il
buonismo ecologista portatore
di voti e di veti. Prima mandiamo in soffitta questa ideologia
del “nonsepol” e meglio sarà per tutti, per
prima cosa se vogliamo non essere più il bradipardo d’Europa,
ma soprattutto, se vogliamo sottrarre alla ragione le teorie del
prof. Pianka.