6
giugno 2006. Di
Walter
Mendizza
I RIGASSIFICATORI E L'AMBIENTALISMO ANTROPOCENTRICO
Come fondatori dell’associazione senza fini di lucro “tecnosophia.org”,
per lo sviluppo scientifico e per un’ecologia razionale,
abbiamo avuto il dispiacere di partecipare il giorno 5 giugno,
a S. Dorligo Della Valle in provincia di Trieste, ad un incontro
tra i cittadini ed i rappresentanti di Gas Natural a riguardo
di questi benedetti rigassificatori. Dico “dispiacere”
perché coloro come noi che si attendevano domande tecniche
o di impatto ambientale o di valutazione strategiche sulla liberalizzazione
del gas, si sono trovati accerchiati da una terrificante accozzaglia
di luoghi comuni dove un ammasso di cittadini, in modo scomposto
e disordinato tirava fuori il peggio di sé. Insomma, si
è parlato di bombe, di territorio inquinato, di articoli
di giornale (scritti male e letti peggio), di politici corrotti
e corruttori, di kamikaze e bazooka. In definitiva un incontro
con la popolazione dove le poche e confuse idee che regnavano
in platea erano il peggio che si possa immaginare in termini di
opinioni concepite irrazionalmente per partito preso e che impedivano
una valutazione critica obiettiva e serena sul tema in oggetto.
Ciononostante, cercherò di fare un breve resoconto di questo
incontro partendo proprio da alcuni preconcetti dei nostri concittadini,
in modo da evitare in futuro altre spiacevoli situazioni del genere.
Dopo una breve e tutto sommato chiara esposizione di cos’è
e come funziona un rigassificatore e degli elementi di sicurezza
intrinseci alla tecnologia che hanno, il dibattito si apre improvvisamente
con un signore che dal fondo della sala chiede, vociando, a quante
bombe atomiche equivale una metaniera che viaggia per il nostro
golfo. Questa domanda che all’apparenza potrebbe risultare
anche buffa, o quanto meno spassosa, in realtà aizza una
non comune reazione a catena dove si è sentito in pochi
secondi di tutto e di più. I tre rappresentanti di Gas
Natural si sono trovati di sorpresa accerchiati da una serqua
fondamentalista affascinata dalle proprie tesi a deriva ambientalista:
un ammasso di persone che in cinque minuti erano disposti a distruggere
anni di studi e che mostravano uno spirito inquisitore e terrazzaro
degno di un medioevo che credevo non ci appartenesse. Mi chiedo
come sia possibile che persone singole delle quali conosci (e
riconosci) un comportamento normalmente civile, quando poi si
trovano in un gruppo presunto ambientalista si manifestano invece
nella forma cialtrona dell’interdizione del pensiero altrui
e svillaneggiano con foga ideologica ergendosi a novelli pianificatori
capaci di usare solo i propri preconcetti e di credere di usare
la conoscenza altrui meglio di chi ne è titolare. Uno spettacolo
obbrobrioso.
A turno e pazientemente i tre ingegneri di Gas Natural hanno comunque
risposto come potevano alle bizzarre domande che il popolino arrogante
e illiberale faceva loro. Ad ogni risposta chiara e documentata,
seguiva dal fondo della sala i soliti scuotimenti della testa
e una serie di improperi irriferibili. Non c’era niente
da fare. Ormai il millenarismo ambientalista nazionalsocialista
aveva deciso che i tre figuri erano i rappresentanti del male
e che venivano come terroristi travestiti da ingegneri a metterci
le bombe sotto il sedere. E magari volevano anche guadagnarci
dall’operazione. Che disgusto! Anzi, che orrore! Probabilmente
i tre filibustieri erano anche d’accordo con alcuni loschi
politici per spartirsi la torta di tangenti a spese della salute
dei nostri figli! Che schifo!
Dopo un po’, un’altra ondata di luoghi comuni prese
il sopravvento. Non contenti di aver ricevuto risposta anche alle
domande più assurde e non pertinenti nei riguardi di questi
tre malcapitati, come quelle date sulla sicurezza o sul terrorista
camuffato che si infiltra e cose del genere, i teppisti del pensiero
ambientalista unico, si applicarono su un altro versante: alla
disponibilità assai corretta di mettere lo studio di Gas
Natural in mani dei tecnici della Regione, della Provincia e del
Comune e anche dell’Università di Trieste, i fondamentalisti
dell’ambiente tirano fuori le bustarelle! Sì, avete
sentito bene, alla proposta di dare lo studio all’Università
qualcuno dal fondo della sala sbraita “alla bustarella”!
Neppure ebbero miglior sorte le considerazioni sul fatto che siamo
legati mani e piedi a solo due fornitori monopolisti l’Algeria
e la Russia e che nessun altro paese di Europa è così
indifeso di fronte alle proprie carenze energetiche e così
esposto nell’avere solo due fornitori. Consegnarsi all’Algeria
di Bouteflika o alla Russia di Putin potrebbe rivelarsi un suicidio
strategico dal punto di vista energetico, ciononostante, non c’è
stato niente da fare. Non si passava, la popolazione si era barricata
con lo scolapasta in testa e la sindrome del nimby (not in my
back yard – non nel mio giardino) aveva preso il sopravvento.
Siccome di fronte alle risposte tecniche, non si può argomentare
e magari si rischia di fare brutta figura, i teppisti del pensiero
ambientalista unico con spirito ripugnante di setta e volontà
di chiudere ogni tipo di discussione, incominciarono a vociare:
“perché non si mette il rigassificatore a Bibione?”,
“o a Rimini”. Qualcuno gridò “a Portofino!”,
e poi qualcun altro “in Sardegna”, “Sì,
nella villa di Berlusconi!”. In pochi istanti si screditava
il progetto senza alcuna argomentazione non dico scientifica ma
almeno logica. E la cosa peggiore è che ciò accadeva
con un consenso generalizzato da fare invidia anche alle maggioranze
bulgare.
Infine, di fronte a tanto spirito forcaiolo, decisi di prendere
la parola per dire che non andava bene il modo nel quale si stava
discutendo, perché dal fondo della sala in realtà
c’era gente che non voleva sentire spiegazioni e anche se
i tre malcapitati avessero portato Gesù Bambino in persona,
non ci sarebbe stato scampo per loro. Dissi che la situazione
mi ricordava molto un episodio di Galileo quando cercò
di dimostrare che due oggetti di peso diverso cadono comunque
alla stessa velocità e nello stesso tempo. Anche là
non c’era niente da fare: la credenza popolare era talmente
forte che fu impossibile convincere la gente, nonostante il brillante
ragionamento per assurdo e nonostante che Galileo in persona salì
poi sulla Torre di Pisa a buttare giù due biglie dal peso
di una libbra e di cento libbre che poi caddero praticamente uguali.
Insomma, stavo cercando di argomentare quanto stava avvenendo
e di colpo incominciai ad essere lapidato da una serie di improperi
da parte dell’assemblea. Quando mi difesi dicendo che il
fatto di venire attaccato e di non lasciarmi parlare era la dimostrazione
di un comportamento bolso da cultori del presente, si alzò
un anziano signore che prima aveva parlato in maniera incomprensibile
e che si presentò con una sorta di “Lei non sa chi
sono io! Dunque è un ignorante”. Poi, dopo avermi
interrotto, mi attaccò dandomi del maleducato (lui poteva
farlo in quanto ex professore universitario) e mi disse che il
riferimento al processo di Galileo Galilei era improprio e poi
che tale processo non fu mai celebrato e che è una fandonia
della storia (?!).
Come potete immaginare, mi sono cadute le braccia. Ora, a parte
il fatto che non mi sono riferito al processo di Galileo bensì
a una sua dimostrazione del principio di inerzia, il quale intendeva
dimostrare come un corpo in movimento, in assenza di forze esterne,
si muove a velocità costante, l’anziano professore
era la prova vivente di quanto sia difficile ragionare di fronte
ad una assemblea pubblica, in quanto neppure lui seppe sottrarsi
alla faziosità della posizione per il no al rigassificatore.
Sarebbe stato molto meglio e anche più difendibile, dire
semplicemente no, il rigassificatore non lo vogliamo, questa è
casa nostra e qui sul territorio comandiamo noi, quindi prendete
armi, bagagli e burattini e tornatevene da dove siete venuti.
Punto e basta.
Professore, chiunque lei sia, spero per il suo bene che in quel
incontro non ci fossero microfoni accesi, altrimenti le assicuro
che metterò dappertutto le sue parole affinché restino
immortalate nel
bestiario internet. E deve sperare che
quando l’inverno arriverà, a Bouteflika non gli passi
per la testa di raddoppiare il costo del suo gas, così
potrà riscaldarsi con il gas delle metaniere che lei per
prima ha osteggiato con tanto furore senza sapere cosa faceva.