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luglio 2006. Di Christina Sponza
No al Carbone... meglio il gas
Trieste. Stupisce l'atteggiamento di Gianfranco Carbone. Da politico
che ben raramente e mai con serio impegno si è dedicato
ai referendum, quelli abrogativi, quelli veri, quelli per le libertà
civili, quelli per restituire ai cittadini la possibilità
di una scelta lì dove i partiti avevano preferito vie illiberali
e non libertarie, ora si erge paladino di un referendum consultivo
che si vuole vendere come strumento di massima democrazia.
Un referendum che però, a ben vedere, è tutt'altro
che portatore di libertà. Certo, già il fatto che
sia promosso da una parte di sinistra filo-comunista, affine all'anti-globalizzazione,
desiderosa di normare e quantificare qualsiasi attività
del genere umano, dovrebbe far nascere qualche sospetto. Ma il
sospetto appare fondato quando già a priori si conosce
la posizione contraria rispetto a “nuovi insediamenti energetici
sulla costa”, che il buon Carbone aveva voluto sostenere
già in fase di propaganda elettorale per le amministrative.
Quale migliore strumento, quindi, per difendere tale chiusura
se non facendo leva sull'emotività popolare, sulla mancanza
di informazione e su un quesito ambiguo?
Il Consiglio comunale di Trieste non ha espresso una decisione
nei tempi previsti e di conseguenza, in apparenza, la responsabilità
politica sarà tutta della Regione. Il referendum consultivo,
che di fatto non ha possibilità decisionali, appare come
una mera strumentalizzazione della buona fede popolare; costituisce
una palese critica alla Giunta comunale (che si è espressa
a favore dell'impianto a Zaule) e mette in difficoltà il
governo regionale (che valuterà, per fortuna, solo su basi
tecniche). Forse siamo già in campagna elettorale per le
regionali? |