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16 luglio 2006. Di Christina Sponza

No al Carbone... meglio il gas

Trieste. Stupisce l'atteggiamento di Gianfranco Carbone. Da politico che ben raramente e mai con serio impegno si è dedicato ai referendum, quelli abrogativi, quelli veri, quelli per le libertà civili, quelli per restituire ai cittadini la possibilità di una scelta lì dove i partiti avevano preferito vie illiberali e non libertarie, ora si erge paladino di un referendum consultivo che si vuole vendere come strumento di massima democrazia.

Un referendum che però, a ben vedere, è tutt'altro che portatore di libertà. Certo, già il fatto che sia promosso da una parte di sinistra filo-comunista, affine all'anti-globalizzazione, desiderosa di normare e quantificare qualsiasi attività del genere umano, dovrebbe far nascere qualche sospetto. Ma il sospetto appare fondato quando già a priori si conosce la posizione contraria rispetto a “nuovi insediamenti energetici sulla costa”, che il buon Carbone aveva voluto sostenere già in fase di propaganda elettorale per le amministrative. Quale migliore strumento, quindi, per difendere tale chiusura se non facendo leva sull'emotività popolare, sulla mancanza di informazione e su un quesito ambiguo?

Il Consiglio comunale di Trieste non ha espresso una decisione nei tempi previsti e di conseguenza, in apparenza, la responsabilità politica sarà tutta della Regione. Il referendum consultivo, che di fatto non ha possibilità decisionali, appare come una mera strumentalizzazione della buona fede popolare; costituisce una palese critica alla Giunta comunale (che si è espressa a favore dell'impianto a Zaule) e mette in difficoltà il governo regionale (che valuterà, per fortuna, solo su basi tecniche). Forse siamo già in campagna elettorale per le regionali?