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2 agosto 2006. Di Luciano Emili

TROPICALIZZAZIONE DEI NOSTRI MARI E RIGASSIFICATORI

Il recente episodio di malori di massa riscontrati nell’area del levante genovese (Il Piccolo del 30 luglio 2006) ha confermato la presenza in forma ormai stabile nel Mediterraneo di alghe tossiche di origine tropicale, di solito caratterizzate da sintomatologia molto evidente e che si manifesta rapidamente. La presenza di queste alghe è dovuta al ben noto fenomeno della “tropicalizzazione” del Mediterraneo, con un leggero ma costante aumento della temperatura dell’acqua, mentre il loro sviluppo massivo ed improvviso è causato dalla presenza nell’acqua dei cosiddetti “nutrienti” (fosfati e nitrati) collegata a temperature elevate.
Alghe tropicali nei nostri mari sono già state segnalate a partire dal 1989 in Adriatico e dal 1999 in aree del Tirreno.
La presenza nei mari italiani di microalghe che producono biotossine nocive per l’uomo purtroppo non è una novità. In più occasioni hanno causato seri problemi alla balneazione e danni economici agli allevamenti dei molluschi e alla pesca visto che alcune specie di microalghe, possono produrre sostanze con effetto tossico sugli organismi marini e, a certe concentrazioni, anche sull’uomo.

Nel caso in cui la fioritura di una specie tossica avvenga in zone con scarso ricambio delle acque, a causa di condizioni naturali (golfi chiusi, deboli correnti, bassi fondali) o artificiali (presenza di scogliere, moli, dighe o altre barriere), le ripercussioni possono essere particolarmente pesanti per gli ecosistemi marini e per la salute umana. Dalla fine degli anni ’90, episodi di fioritura di alghe tossiche si sono verificati, durante il periodo più caldo, anche in zone circoscritte, dove scogliere perpendicolari e pennelli paralleli alla costa limitano fortemente la diluizione delle acque, con problemi sanitari sulla popolazione balneare e sofferenze di vari organisi marini (cozze, patelle, ricci di mare, denti di cane, telle marine, polpi, ecc.).

Oggi il problema si ripresenta in maniera più virulenta e quindi più allarmante. Il fenomeno delle fioriture di alghe, in particolare di Ostreopsis ovata , diventerà problema nazionale nell’immediato futuro: la profezia che si ritrova in un documento del 2004 sul controllo delle acque a firma dell’Arpat, l’agenzia per l’ambiente della Toscana, si sta avverando. Almeno sembra. La prima segnalazione della loro presenza nell’Alto Adriatico risale al 1989. Poi è la volta del mare costiero apuano nel 1998, 2000 e 2001, e già allora erano stati documentati casi di persone che avevano lamentato malesseri vari dopo aver inalato aerosol marino. Infine la segnalazione della loro presenza sulle coste di Bari, anni 2003-2004, di 28 casi di persone con disturbi respiratori e di 80 casi in Liguria in luglio del 2005 e nuovamente alcuni casi a luglio 2006.

L’Ostreopsis ovata è una microalga di origine tropicale, appartenente alla famiglia delle Dinoficee, che vive principalmente sui fondali marini (specie bentonica), sotto costa e in stretto contatto con altri organismi sessili, principalmente altre alghe. La specie ama le temperature elevate, la forte irradiazione solare e le acque ricche di nutrienti e per questo trova le migliori condizioni di sviluppo durante l’estate, in ambienti a scarso idrodinamismo quali golfi e insenature.
L’intossicazione dei bagnanti ha dimostrato come l’insieme di fattori e concause ambientali e climatiche (fioritura dell’alga tossica, elevata temperatura, presenza di vento con formazione di aerosol contenenti la tossina) possono provocare conseguenze negative per la salute dei bagnanti e di tutti coloro che stazionano sulla riva.

Rigassificatori
Il riscontrato fenomeno di tropicalizzazione dell’Adriatico, e quindi del golfo di Trieste, fa supporre: nel contesto dei nuovi impianti di rigassificazione dell’ENDESA e gasNatural, che il temuto effetto di “raffreddamento delle acque” determinato dagli stessi impianti potrebbero non avere un effetto così negativo.
Alla luce di quanto detto è paradossale sostenere, come lo stanno facendo gli ambientalisti e vari comitati del No, che il “raffredamento” determinato delle acque di scarico dei rigassificatori determinerebbero, nel golfo di Muggia, un preoccupante effetto negativo per gli ecosistemi marini.

Quall’ora, come ipotizzato da vari enti di controllo territoriale, ci si trovasse, come d'altronde oggi stà succedendo in più parti in Italia, di fronte ad un prolificare di tali alghe è doveroso porre l’attenzione sugli effetti negativi, anche in termini occupazionali, che tale fenomeno potrebbe avere sull’industria del turismo, sull’attività della pesca e dell’allevamento delle varie specie ittiche.