23
agosto 2006. Di Walter mendizza
Rigassificatori: TRST JE NAS
Von Clausevitz sosteneva che la guerra è la prosecuzione
della politica con altri mezzi. Questo scritto vorrebbe palesare
che i rigassificatori rappresentano per Trieste la prosecuzione
della guerra con altri mezzi. Sì, perché c’è
una guerra contro Trieste, è il conflitto di sempre, che
ha radici lontane e che oggi si combatte in un altro modo. La
contesa riguarda gli slavi che spingono per avere la nostra città
e che ha visto, come è noto, la loro apoteosi nel mese
e mezzo di invasione di Trieste da parte dei titini nel maggio
del ’45, complice una armata anglosassone formata da neozelandesi
che per ragioni inspiegabili invece di continuare verso Trieste,
si fermò a Pieris. Sembrerebbe per ordini provenienti dallo
stato maggiore inglese e connivente, forse, lo stesso Churchill
che probabilmente (anche se non lo si potrà mai dimostrare)
aveva promesso la nostra città a Tito all’insaputa
dell’alleato americano, contraccambiandola con lo spezzamento
del fronte sovietico attraverso il non allineamento.
La storia dice che quando Truman, il venditore ambulante diventato
Presidente degli Stati Uniti dopo la prematura morte di Roosevelt,
venne a saperlo pronunciò la famosa frase: “Trieste
è troppo importante per lasciarla in mano a Mosca”.
Dunque dette ordini di far sloggiare Tito immediatamente, pena
l’arrivo dei suoi incrociatori nel nostro porto. Tito, che
era uomo intelligente, capì l’antifona e non volle
mettere a repentaglio tutto il consenso che aveva costruito attorno
a sé, inimicandosi gli americani. Fece buon viso a cattivo
gioco e se ne andò.
Ma da allora la guerra per avere Trieste non è finita.
Lo dimostrano le innumerevoli scritte che sono apparse negli anni
del dopoguerra sui muri o addirittura nei campi di calcio: Trst
je nas, ovvero Trieste è nostra. Come dicono gli psicoanalisti:
il passato non muore mai.
Dall’altra parte del suo retroterra, Trieste non sta meglio.
L’eterna rivalità con una regione, il Friuli, che
è più pratica, più lavoratrice, più
formica e meno cicala, ha inavvertitamente o forse sapientemente,
creato una filiera di vittimismo intorno ai triestini che di conseguenza
non fanno altro che guardare il proprio passato e sognare i tempi
che furono. Una situazione chiaramente perdente. Come quella che
ci propugnano in continuazione le associazioni ambientaliste del
pensiero unico per cui tutto deve essere protetto, il nostro Carso,
il nostro Golfo, il nostro passato. Non si deve fare niente che
non sia a impatto zero. Come se l’impatto zero esistesse
davvero. Corresponsabili i quotidiani e le riviste arrendevoli
e qualunquiste che per vendere poche copie in più danno
sfogo a tutte le nostre paure e non pubblicano neppure il dieci
percento delle lettere che arrivano alla redazione che analizzano
seriamente il fenomeno della rigassificazione e offrono importanti
contributi al dibattito.
Con questo comportamento attuato con distratta bonomia e interessata
indulgenza al falso ambientalismo che distrugge posti di lavoro
invece di crearli, i soliti ignoti (o meglio, i soliti noti) non
solo ci vogliono far crescere come cetrioli in salamoia ma stanno
addirittura svendendo la nostra città davanti i nostri
occhi. Una messa in liquidazione che abbraccia tutto il Paese
di cui Trieste, ancora una volta, come nella prima e nella seconda
guerra mondiale, rappresenta il perno dell’italianità.
Con l’accordo tra Gazprom e Sonatrach, si è attuato
il monopolio del gas. L’asse Russia-Algeria rischia di far
sprofondare il nostro Paese “ad imbuto” in un futuro
di schiavitù energetica aumentando la nostra dipendenza
da paesi poco democratici come i comunisti russi o i musulmani
algerini. I contrari ai rigassificatori vogliono favorire il riallacciamento
attraverso la Slovenia che si è accordata con la Russia
per attivare la rete dei gasdotti sul proprio territorio. Un altro
paese ancora nella filiera dei rubinetti che può ricattarci.
Questo spiega perché dalla Slovenia vengono a manifestare
in casa nostra contro i rigassificatori. Altro che solidarietà
ecoambientale! Per loro Krsko è un problema inesistente.
Una centrale nucleare a 130 km. da Trieste, fatta con la stessa
tecnologia di Chernobyl, è un dilemma che non esiste, mentre
un rigassificatore che non dovrebbe comportare alcun danno all’ecosistema,
invece sì è un problema!
Infine, anche i sindacati appaiono incapaci di fare un tentativo
di analisi, preferiscono parlare all’infinito del comparto
unico del pubblico impiego o della Ferriera… perché
per loro l’unico lavoro da difendere che assume visibilità
deve avere tratti fordisti, ma quando una grande industria si
affaccia all’orizzonte diventano vittime anch’essi
del pensiero unico ambientalista.
Così, accade che nessuno “vede” la riqualificazione
della zona, cioè che si bonifica un’area assolutamente
inquinata; oppure, accade che nessuno “vede” il lavoro
che sopraggiunge, abituati come siamo a vedere quello che invece
se ne va; e nessuno “vede” che il gas che arriva con
le navi non comporta alcun pericolo (questo fatto è dimostrato
scientificamente e statisticamente); così come non si vuole
“vedere” che il GNL non può esplodere preferendo
abbandonarsi ad ipotizzare improbabili scenari di evacuazione
della città; non si “vede” il ruolo strategico
per Trieste e neppure che l’approvvigionamento energetico
sarà nel prossimo futuro la principale causa di conflitto
tra i popoli… Insomma, quando si tratta di dare una alternativa
tangibile a Trieste e al Paese, nessuno riesce a vedere più
niente. Ma qualcuno vuole dire ai triestini le vere ragioni per
le quali si è contro i rigassificatori?
La verità è che non ce ne sono di ragioni. Neppure
una. Chi si attarda nel comprendere la natura della posta in gioco
dei rigassificatori, difficilmente potrà capire quanto
questi assumano la connotazione di dispositivo politico freddamente
pensato a tavolino e utilizzato come arma impropria contro la
nostra città.
La veemenza gasfobica è una trovata di coloro che hanno
saputo creare sapientemente la preconcetta ostilità verso
i rigassificatori e così facendo, hanno ancora una volta
regalato un’altra porzione di Trieste al nemico.
Ora Churchill è tra noi.
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