27
febbraio 2007. Di Walter Mendizza. Pubblicato su Notizie Radicali
IL GLOBAL WORM, IL BACO GLOBALE
Recentemente Antonio Bacchi ha risposto al segretario di “Rientro
Dolce”, Luca Pardi, ridimensionando i suoi allarmismi e
quelli della sua associazione. Bacchi dava ragione a Emma Bonino
che nell’ultima direzione di Radicali Italiani ha cercato
di portare il confronto sulla “necessità di lavorare
come soggetto politico all’attuazione delle politiche di
fuoriuscita dal petrolio, come stabilito dal Congresso di Radicali
Italiani”. La mozione di Padova ha stabilito l’obiettivo
di un piano energetico nazionale che prevede "la graduale
uscita dalla dipendenza dal petrolio in un orizzonte temporale
realistico e sostenibile". Tale richiesta, peraltro, fu fatta
in tempi non sospetti, quattro anni fa, da un altro membro della
direzione nazionale di R.I.: Christina Sponza. Purtroppo la Sponza
non riuscì a portare a termine il suo progetto di promuovere
una campagna radicale per un nuovo piano energetico nazionale
e neppure ebbe successo nell’intento di convincere R.I.
a non cadere nel conformismo allora imperante in materia ambientale,
a non accostarsi senza criterio con gli “Amici della Terra”
e a riprendere in considerazione anche la creazione di nuove centrali
nucleari. Era in anticipo con i tempi e si sa che in politica,
essere troppo avanti… Tuttavia non si trattava di un grosso
anticipo. In questi ultimi anni il tema ambientale ha cominciato,
purtroppo, a riprendere quota a velocità tanto insolita
quanto sbalorditiva.
Dico “purtroppo” in quanto siamo testimoni di un pullulare
di iniziative portate avanti da improvvisati ambientalisti del
pensiero unico che si sono specializzati nel ormai imperante conformismo
iettatore e catastrofista, quello delle sciagure annunciate. Un
continuo susseguirsi di NO a qualsiasi iniziativa ha fatto sì
che l’unica attività che i raffazzonati ambientalisti
della domenica siano disposti a sponsorizzare sia l’industria
della paura. In effetti è bastato solo un inverno con temperature
superiori alla media per far sì che le cassandre verdi
spingessero verso improbabili scenari apocalittici con la Terra
che improvvisamente diventa rovente e i ghiacci che sciogliendosi
fanno lievitare i mari e di conseguenza sparire migliaia di chilometri
di costa del nostro Paese. A questo punto il gioco svogliato e
indolente del “tanto peggio tanto meglio” è
presto attuato e sommarsi al coro degli annunciati disastri è
estremamente facile. Chi più ne ha, più ne metta:
invasione di insetti, campi agricoli deserti, fame, carestie,
malattie di ogni genere e la vita che scomparirà dalla
Terra per colpa della mano dell’uomo.
Ma come? Da dove vengono queste idee bizzarre? Non è forse
vero il contrario? L'uomo di Similaun (5.500 a.C.) rinvenuto nel
1991 su un ghiacciaio alpino, faceva parte di una popolazione
di cacciatori e pastori che viveva sulle Alpi a quote comprese
tra i 2-3000 metri di altitudine, ma a quanto è dato sapere,
vestiva con abiti leggeri! Nel corso dell'età del bronzo,
lungo le valli alpine, ebbe la sua massima fioritura la civiltà
dei Camuni che si erano insediati nella Valtellina e nella Val
Camonica (cui dettero il nome in epoca antichissima) dopo aver
vissuto per un lungo periodo di caccia e di pesca. Questa popolazione
si era poi progressivamente dedicata, tra il IV e il III millennio
a. C., alla pastorizia e all'agricoltura ed è giunta al
suo massimo sviluppo attorno al 3000 a.C., Secondo i paleontologi
il clima in Val Camonica era subtropicale umido! Di esempi di
innalzamento della temperatura che diedero luogo a grandi sviluppi
per l’umanità, ce ne sono tanti: tra l'XI e il XIV
secolo si verificò un marcato ritiro dei ghiacci della
Groenlandia, la temperatura era tanto alta che fu possibile coltivare
la vite persino in Inghilterra e in Norvegia. Infine, un altro
esempio eccezionale che tutti ricordiamo: nella primavera del
218 a.C. Annibale attraversò le Alpi con 40.000 uomini
e numerosi elefanti. Non esistevano gallerie e di certo non c'era
neve sui passi alpini altrimenti gli elefanti non sarebbero potuti
passare.
Dunque in altri momenti della storia dell’umanità
è stato proprio l’innalzamento della temperatura
che ha prodotto notevoli benefici alla qualità della vita,
al benessere ambientale e che con inverni più miti ha fatto
fare alla civiltà un notevole balzo in avanti. Che dire
allora? Un inverno più “caldo” con meno neve,
meno ghiaccio e meno nebbia, non dovrebbe ridurre il numero di
incidenti automobilistici? Non riduce forse il consumo di combustibili
per il riscaldamento? Non ci ha fatto risparmiare qualche miliardata
di metri cubi di gas? Non migliora forse la nostra bilancia dei
pagamenti? E perché l’influenza quest’anno
non ha mietuto tante vittime? Non è stato forse per il
clima mite? Perché allora gli ambientalisti sono sempre
i primi a urlare alla sciagura? Perché sono ambientalisti
del pensiero unico, quelli che dovrebbero apprezzare che alcuni
uccelli si fermino a svernare in Italia e invece si sgolano a
urlare contro i rigassificatori che portano benessere e fanno
girare l’economia e non rappresentano alcun pericolo per
l’ambiente.
Certo, è vero, come dice il compagno Bacchi, che l’inquinamento
ambientale dovrebbe farci sostenere l’esigenza di investire
nella ricerca e nell’uso delle tecnologie già disponibili
per arrivare ad abbandonare le fonti fossili. Ma il problema non
è tanto il petrolio che pone termine ad un’epoca,
poiché né il petrolio né il gas finiscono
domattina, il problema, come del resto viene affermando la nostra
associazione Tecnosophia, risiede soprattutto in un’altra
ragione ben più importante, che è quella geopolitica:
oggigiorno le democrazie dipendono da paesi dittatoriali che esercitano
un potere di ricatto, e oltre al danno si somma la beffa giacché
le risorse economiche che arrivano a questi paesi servono per
mantenere l’oppressione sui popoli. Altro che esportare
la democrazia! Perciò invito gli ambientalisti a ragionare
in termini sistemici. Verdi, no global, e comunisti sono quelli
che non vogliono i rigassificatori ma vogliono la pace ed il nostro
ritiro unilaterale senza “se” e senza “ma”
dall’Iraq, dall’Afghanistan e non si rendono conto
che così facendo ci fanno tornare nel medioevo mentre si
danno le armi agli altri per soggiogare il loro popolo ed i soldi
per metterci le bombe sotto il sedere. Un pacifismo cieco e a
senso unico, foriero a lungo andare soltanto di una resa incondizionata.
Infine, non so quanto i membri dell’associazione Rientro
Dolce siano sostenitori della teoria del riscaldamento globale
e convinti assertori che la terra abbia la febbre perché
le attività umane producono troppi gas serra, soprattutto
anidride carbonica. So invece che non è possibile liquidare
la cosa come “vaniloquio quantitativamente inconsistente”
giacché se dobbiamo parlare di “quantità”,
possiamo replicare citando Antonio Gaspari che in un suo recente
articolo apparso su “Il Domenicale” il 13 gennaio,
afferma che di tutti i gas serra la CO2 rappresenta appena il
2% e che bisognerebbe, piuttosto, studiare l'andamento del vapore
acqueo che ne rappresenta invece il 90%. Sempre in termini di
vaniloquio quantitativo, secondo Gaspari, le attività umane
influiscono solo per il 4% del totale dell'anidride carbonica
emessa in atmosfera. Il 96% della CO2 è infatti di origine
naturale: in una sola eruzione il Monte Merapi in Indonesia o
il Pinatubo nell’isola di Luzon nelle Filippine, hanno emesso
una colonna di anidride carbonica alta più di tremila metri.
Ed i vulcani in attività nel pianeta sono almeno 1500.
Quindi se il problema fosse la CO2, non sarebbe allora il contributo
antropico a determinare il clima. Casomai l’ecocatastrofismo
dovrebbe indurci ad avviare una strategia di artificializzazione
sul pianeta, immettendo più scienza e più tecnologia:
qualche vulcano in più che faccia i capricci o una piccola
variazione dell’orbita terrestre potrebbero desertificare
tutto o ghiacciare tutto. Noi non riusciamo a controllare né
i vulcani né l’orbita terrestre ma possiamo e dobbiamo
essere preparati per avere energia in modo da avviare città
climatizzate con un sistema di ecologia artificiale che tenga
conto anche della desalinizzazioe dell’acqua di mare. In
questo momento la soluzione nucleare è l’unica possibile
perché è l’unica che garantisce energia a
basso costo senza inquinamento. Il problema delle scorie è
un non problema poiché abbiamo la tecnologia per stiparle
in modo sicuro.
Invito perciò tutti gli ambientalisti a pensare alla biodiversità
in termini globali e non necessariamente catastrofali. Potrebbe
succedere che continuando questo trend si possa pensare di aprire
il leggendario passaggio a Nordest, la rotta che collega l’Atlantico
al Pacifico passando per l’arcipelago artico, favorendo
il commercio tra l’America e l’oriente con una riduzione
della distanza di ben 7.000 chilometri e quindi con conseguente
calo dei consumi di combustibile. Potrebbero diventare coltivabili
una grandissima estensione di territori oggi sotto ghiaccio: Alaska,
Canada e molti paesi europei come Russia, Svezia, Finlandia, Norvegia,
Danimarca e la stessa Islanda e Groenlandia. Dove sarebbe la tanto
proclamata catastrofe? La verità è che coloro che
vogliono l’uomo eterno e biblico colpevole di tutti i mali
e le tecnologie sempre responsabili di tutte le catastrofi, cavalcano
un antropocentrismo infantile e incapace di porsi delle mete per
avere il coraggio di raggiungerle. Sono quelli che montano subito
sul treno opaco e insignificante dei pensieri triviali, di una
esegesi puerile e immatura che buca il loro cervello come un bruco
(worm) una mela. Sono quelli del “global worming”.
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