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marzo 2007. Di Walter Mendizza. Pubblicato su Notizie Radicali
PASSAGGIO A NORD EST
Paolo Musumeci, segretario di “Rientro Dolce”, alimenta
uno spassoso e piacevole dibattito con la sua prosa esilarante,
facendo però una critica che ritengo un po’ sconsiderata
ed alquanto impulsiva a riguardo gli interventi che mettono in
dubbio gli effetti negativi ed i catastrofismi del riscaldamento
globale. A scanso di equivoci e affinché resti chiaro qual
è la posizione di Tecnosophia su questi argomenti, dico
che siamo perfettamente d’accordo con “Rientro Dolce”
sul fatto che siamo in troppi su questo pianeta. Siamo pure d’accordo
che sarebbe fantastico poter ridurre la pressione sulle risorse
(sempre scarse per definizione) che sono alla radice dei conflitti;
ed infine, siamo d’accordo anche con la necessità
di razionalizzare, risparmiare e soprattutto rinnovare e fare
ricerca sulle energie rinnovabili.
Fatta questa necessaria premessa, debbo subito dire che non siamo
d’accordo in quanto al metodo. Non c’è la necessità
di fare gli allarmisti e cavalcare il pensiero unico fondamentalista
degli ambientalisti nostrani che non vogliono nessuna infrastruttura
di nessun tipo nel nostro Belpaese. Checché ne dica Angiolo
Bandinelli, con il suo appunto sul fondamentalismo irenista di
Antonio Bacchi, secondo noi questa posizione (quella di Bacchi)
ci appare meno intransigente, più collaborativa e volta
ad evitare le tifoserie da curva che hanno ipotecato il dibattito
in questi ultimi tempi.
Approviamo lo slogan di “pannellizzare l’Italia”
sia in senso di mettere pannelli solari sia nel senso di far calare
nella popolazione il pensiero e le lotte di Marco Pannella.
Nell’ultimo intervento, il “Global Worm” su
“N.R.” n° 428, ho cercato di mostrare che gli
scenari di un aumento della temperatura non sono affatto tutti
necessariamente negativi. L’accusa di avere un global worm
nel cervello, cioè un bruco, un tarlo che fa pensare solo
alla causa antropica del warming e quindi un cervello bacato andava
rivolta agli ambientalisti del pensiero unico e non certo a “Rientro
Dolce”.
Capisco che lo scenario del ripristino del passaggio a Nordest
che collega l’America all’oriente risparmiando più
di 7.000 chilometri, a molti non importi nulla; tuttavia si trattava
di vedere il lato positivo delle cose qualora il riscaldamento
globale dovesse dimostrarsi irreversibile. Riscaldamento la cui
causa, ci teniamo a ricordare, non è affatto dimostrato
che sia antropica. In ogni caso, che lo sia o no, non appare un
atteggiamento scientifico addossarsi le colpe quanto piuttosto
lavorare per rimediare la situazione.
In sostanza la nostra critica risiede soprattutto nel fatto che
la proposta di far decrescere in maniera significativa il genere
umano avrebbe bisogno di almeno 500 anni se non di più,
anche se si cominciasse adesso con politiche di informazione planetarie.
Dunque l’accusa che le centrali nucleari non risolvono il
problema energetico nel breve periodo perché ci vogliono
una ventina d’anni per farle, appare francamente risibile.
I motivi per i quali appoggiamo il rigassificatore on shore a
Trieste sono tanti e si trovano sul nostro sito www.tecnosophia.org
a cominciare della non pericolosità dell’impianto
fino alla bonifica di una parte di terreno che altrimenti avrebbe
costi impossibili da affrontare per qualsiasi industria desideri
allocarsi nella nostra zona industriale. Appoggiare però
la creazione di un rigassificatore non significa affatto che non
si voglia razionalizzare o risparmiare o rinnovare.
Infine, per quanto riguarda il K-gen la troviamo una soluzione
geniale anche se non sappiamo se la sua industrializzazione sia
fattibile, cioè se la cosa funzionerà oppure no
in termini industriali. Tuttavia data la difficoltà di
trovare finanziatori in questo Paese e la mancanza di Venture
Capital, siamo disposti ad appoggiare una eventuale sottoscrizione
popolare per finanziare la costruzione di un apparecchio del genere
previa analisi dei costi e relativo business plan che, immagino,
avrete senz’altro già nelle vostre disponibilità.
In fondo fare una S.p.A. è questo. I soci di società
di capitali non assumono responsabilità personale per le
obbligazioni sociali perché essi sono terzi rispetto alla
società e non possono, perciò, essere chiamati a
rispondere di debiti altrui. In queste condizioni credo sia relativamente
facile imbastire una sottoscrizione popolare e che lo strumento
per avviare un progetto vero e proprio di messa in opera del K-gen
sia proprio quello della natura giuridica dell’azione quale
titolo di credito causale che rappresenta o incorpora la partecipazione
sociale attraverso la divisione del capitale sociale in azioni.
Qualora il K-gen non avesse ancora un suo business plan da presentare
ad eventuali investitori, siamo senz’altro disposti a darvi
una mano noi per la sua compilazione.
In definitiva si tratta di aprire una sfida e vedere se siete
o siamo in grado di portarla a termine. Altrimenti, si parla,
si parla, si vuole arrivare, ma nessuno sa dove.
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