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settembre 2007. Di Walter Mendizza. Pubblicato su Notizie Radicali
IL RIGASSIFICATORE A CAPODISTRIA
Esattamente un anno fa, scrivevo su “Notizie Radicali”
che i rigassificatori rappresentano per Trieste la prosecuzione
di una guerra storica con altri mezzi. Quella guerra che ha radici
lontane, che ha visto gli slavi spingere per avere la nostra città
fino a celebrare la propria esaltazione nell’invasione di
Trieste da parte della seconda armata con a capo il maresciallo
Josip Broz detto Tito nella primavera del ’45. Dicevo allora
che il rigassificatore era la forma moderna del proseguimento
della stessa guerra che non ha concesso mai nessuna tregua come
lo dimostrano le innumerevoli e vergognose scritte che sono apparse
negli anni del dopoguerra e qualche volta anche sui campi di calcio:
Trst je nas, cioè Trieste è nostra.
Ebbene è notizia di questi giorni l’ipotesi di un
terminal rigassificatore nell’area del Porto di Capodistria.
Se ne parla poco ma sarà il tema centrale dei prossimi
mesi. Alla fine di luglio la società tedesca Tge Gas Engineering
ha presentato al ministero dell’Economia della Repubblica
di Slovenia l’istanza per ottenere le autorizzazioni generiche
tese a qualificarla come legittima proponente dell’impianto
congiunto di rigassificazione e di produzione di energia elettrica
nella zona portuale. Tra non molto Lubiana darà la sua
risposta. L’impianto fornirà 5 miliardi di metri
cubi di gas all’anno, costerà 900 milioni di euro
e avrà un’incidenza pronosticata del valore delle
opere da affidare a esecutori e fornitori di servizi sloveni,
stimata in una quota del 40%.
Che dire allora dei nostri sodali vicini che venivano prontamente
a manifestare contro il presunto rigassificatore che si voleva
fare a Trieste? Che dire della complicità delle nostre
associazioni ambientaliste? Niente, non si può dire niente
tranne che si sono manifestati per quello che sono: banditori
del nichilismo da salotto capaci soltanto di cavalcare l’onda
emotiva. Ecologisti della domenica, sciampisti dell’ambientalismo
militante. E noi? Noi siamo il popolino arrendevole e qualunquista:
italiani, brava gente diceva Indro Montanelli, perché abbiamo
un comportamento buonista e accettiamo tutto con distratta giovialità
e smemorata indulgenza. Così, lasciamo entrare nelle nostre
case il falso ambientalismo che distrugge posti di lavoro invece
di crearli, svendendo la nostra città davanti i nostri
occhi.
Qualche paladino ambientalista fa balenare possibili esplosioni
ed il nostro riflesso condizionato è la paura. Di conseguenza
è meglio non fare niente, opporci a qualsiasi cosa puzzi
di progresso. Perciò gli ambientalisti banditori del nulla
hanno la vita facile: ricevono contributi regionali e nazionali
per opporsi poi con tutte le loro forze contro gli stessi che
elargiscono i contributi, la regione o lo Stato. Sputano nel piatto
in cui mangiano e fanno la vita comoda perché non devono
rispondere a nessuno, non devono far niente tranne opporsi al
progresso. Non hanno nessuna responsabilità e nessuna capacità
costruttiva, perciò sguazzano nella nostra ignoranza e
predicano una messa in liquidazione che abbraccia tutto il Paese.
Il terminal di Capodistria potrebbe essere la goccia che fa traboccare
il vaso, si rischia di far sprofondare il nostro Paese “ad
imbuto” in un futuro di schiavitù energetica aumentando
la nostra dipendenza da paesi poco democratici come i comunisti
russi o i musulmani algerini. Se la Slovenia deciderà per
il rigassificatore e noi no, sarà un altro paese ancora
che potrà ricattarci. Questo spiega perché dalla
Slovenia vengono a manifestare in casa nostra contro i nostri
rigassificatori: perché li vogliono loro. Altro che solidarietà
ecoambientale!
Chi si attarda nel comprendere la natura della posta in gioco
dei rigassificatori, difficilmente potrà capire quanto
questi assumano la connotazione di dispositivo politico freddamente
pensato a tavolino da potenze straniere con la complicità
dei nostri ambientalisti della domenica e utilizzato come arma
impropria contro la nostra città. La veemenza gasfobica
è una trovata di coloro che hanno saputo creare sapientemente
la preconcetta ostilità verso i rigassificatori e così
facendo, hanno ancora una volta sottratto una porzione di sviluppo
per Trieste. L’ideologia ambientalista rende più
onore alla menzogna che alla verità.
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