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settembre 2007. Di Walter Mendizza
AMBIENTALISTI COLPEVOLI
L’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti,
ha lanciato l’allarme sui rischi di black-out e di scarsità
energetica per il prossimo inverno. Ha detto letteralmente: “Più
consumi e meno scorte, siamo più fragili del 2005”.
Lo veniamo affermando da tempo anche noi. Adesso l’ha detto
lui e l’ha fatto alla vigilia della Conferenza nazionale
sui cambiamenti climatici. Forse non è casuale. Anzi, sicuramente
non lo è. Una frase del genere in un momento come questo
non passa inavvertita. Probabilmente è stata detta perché
Conti era informato delle belle e vuote parole che Prodi stava
per dichiarare alla conferenza per tenere buoni gli ambientalisti:
la nuova alleanza con la natura, la consapevolezza del governo
che il nostro pianeta è a rischio, la cognizione che il
Mediterraneo è uno dei punti più fragili, la lotta
al riscaldamento globale, ecc. Prodi (che Dio lo perdoni) ha elencato
tre settori d'intervento sui quali procederà l'azione di
Palazzo Chigi: risparmio energetico, incentivazione delle rinnovabili
e messa in sicurezza dell'approvvigionamento energetico. Un tributo
pagato al ministro Pecoraro Scanio.
Potenza dell’ambientalismo militante. Ma chi sono gli ambientalisti?
Il problema è che sotto la denominazione di ambientalista
si nasconde una serqua di individui con interessi divergenti.
Tra questi ci sono gli ambientalisti della domenica, i banditori
del nichilismo da salotto capaci solo di cavalcare l’onda
emotiva dei problemi resi amplificati dai mass media. Sono quelli
che hanno in ostaggio il governo, quelli che non sono capaci di
far nulla se non opporsi a tutto, con il beneplacito di una popolazione
rimbambita che crede che l’energia arriva dal cielo e che
con il sole si potrebbe far tutto ma che la tecnologia “alternativa”
non si sviluppa a causa di un capitalismo predatorio capitanato
dalle multinazionali del petrolio. Così, sotto il cartellino
“ambiente” si abbracciano problemi talmente disparati
che sono difficili da classificare: l’emergenza rifiuti,
il riscaldamento globale, i rigassificatori, gli incendi dolosi,
i virus tropicali, i mari pieni di mucillagine, di meduse, di
pesci che devono emigrare, ecc.
Si diceva che questa estate avrebbe dovuto essere la più
calda della storia, ma non lo è stata. Così, adesso,
non resta che scommettere sull’inverno. Peccato che dell’inverno
non si sa nulla. C’è chi dice che sarà un
inverno caldo, effetto del riscaldamento globale, ma c’è
anche chi dice forse sarà gelido. Così non si sbaglia.
Sotto l’etichetta ambientalista c’è anche la
capacità di azzeccare la schedina il lunedì. Negli
anni ’70 dicevano che stava arrivando il grande freddo,
the big chill, e sono stati versati fiumi di inchiostro sulla
nuova era glaciale. Poi, invece, c’è stato un riscaldamento.
Contr’ordine compagni! E adesso che il riscaldamento è
evidente, si versano fiumi di inchiostro sul global warming. Come
se l’avessero previsto.
Ha fatto bene il presidente dell’Enel, uomo pratico e realista
ad avvertire tutti, lasciando le parole vuote ai politicanti e
avocando a sé solo parole concrete: ci sarà probabilmente
imprevidenza energetica. Con la consapevolezza che abbandonarsi
a inveire contro i cambiamenti climatici è tanto stupido
quanto inefficace e sicuramente costituisce una sorta di alibi
intellettuale per quegli ecologisti della domenica, sciampisti
dell’ambientalismo militante. Il nostro debito ambientale
ha le stesse origini del debito economico, di quello della bilancia
dei pagamenti, del debito pubblico: ha a che fare con l’indolenza
tutta italica di non occuparsi di politica se non a livello di
spartizione di poltrone. Siamo un Paese che si è messo
a sedere e a nessuno gli importa nulla. Il debito ambientale è
l’altra faccia della moneta del debito finanziario che fin
dagli anni ’70 ci siamo dedicati ad accumulare giulivamente
e che oggi schiaccia qualsiasi ripresa. Alla stessa stregua abbiamo
lasciato che la bolla speculativa sul territorio crescesse allegramente
con boschi dati alle fiamme, acquedotti colabrodo, accumuli di
rifiuti impressionante con correlata incapacità di smaltirli.
In tutte queste emergenze c’è sempre un duplice interesse
convergente: nel caso dei boschi, quello degli incendiari che
sperano di essere pagati per estinguere gli incendi e quello di
chi calcola di poter sostituire il bosco incenerito con una costruzione
abusiva. Nel caso degli acquedotti colabrodo, l’interesse
di chi deve cercare i fori in chilometri di tubature e non li
trova mai o se li trova, poi li fa ricomparire in altre zone come
in una sorta di tela di Penelope e l’interesse parallelo
di un prosperoso commercio d’acqua, distribuita mediante
autobotti. Nel caso dei rifiuti, l’enorme assunzione di
personale che per i più disparati motivi non se ne occupa,
andando a finire la gestione dei rifiuti in mano alla malavita
organizzata. Dall’altra parte le stesse discariche e gli
stessi inceneritori sono oggetto di un’opposizione popolare
alimentata proprio da quell’ambientalismo cialtrone che
fa finta di non vedere chi ha interesse a mantenere invariati
i sistemi di smaltimento vigenti e i relativi appalti. Un variegato
mix dagli effetti devastanti, fatto di indifferenza, disprezzo,
menefreghismo, scarsa lungimiranza, e che produce i guasti ambientali
che dà origine al debito ambientale. Esattamente come il
debito finanziario. Né più, né meno.
A tutto questo possiamo aggiungere che l’ambientalismo militante
non solo tiene in ostaggio il governo, ma anche la popolazione,
impaurendola su tutto: rigassificatori, cementifici, TAV, nucleare.
E’ questo mix di indifferenza e cinismo che ha prodotto
una quantità enorme di brutture orripilanti, senza il conforto
di aver fatto almeno qualcosa di utile, di industriale; ha solo
devastato il territorio senza valorizzarlo e senza nulla in cambio.
Poi la gente va nei paradisi tropicali per cercare la natura intatta
e ammirare coloro che vivono nelle capanne e fanno la fame…
e dicono che è bello perché è tanto chic
e fa tanto “colore”. Ma non dobbiamo avere sensi di
colpa, presto non rimpiangeremo più quella vita fatta di
stenti, l’austerità energetica di cui si fanno paladini
i nostri ambientalisti della domenica ci porterà diritti
diritti al medioevo. Abbiamo rifiutato il nucleare e oggi importiamo
l’energia elettrica da quei paesi che la producono proprio
col nucleare. Siamo stati e siamo tuttora doppiamente fessi: abbiamo
buttato a mare un’industria, un’intera economia, con
tutti gli scienziati, gli ingegneri e i fisici nucleari ed in
più stiamo pagando a caro prezzo l’energia prodotta
con quella industria che abbiamo deciso di gettare via.
E’ arrivato il momento di chiedersi se sia il caso di continuare
ad essere così folli e chiusi sul nucleare per motivi ideologici.
E’ arrivato il momento di svelare il paradosso dei paradossi
e chiedersi se non siano proprio loro, gli ambientalisti, i veri
colpevoli di questo disastro ambientale, responsabili di sclerotizzare
il Paese, di farlo lavorare soltanto in emergenza, di rifiutare
qualsiasi soluzione, di sognare attività ad impatto zero,
senza intaccare la grande massa di arretrato e senza ridurre il
“debito ambientale” che, come quello finanziario,
aumenta inesorabilmente.
E’ arrivato il momento di denunciare questi cialtroni indolenti
e irresponsabili che cercano di imporre un’austerità
energetica, un dirigismo passatista, un ritorno ai consumi e ai
costumi del passato. Un ritorno al medioevo.
E’ arrivato il momento di rendersi conto che il degrado
climatico e ambientale è l’altra faccia del degrado
economico e finanziario e di un più vasto degrado civile
e politico. |