19 settembre
2008. Di Walter Mendizza. (Pubblicato su Notizie Radicali).
PROCREMAZIONE ASSISTITA.
I demografi calcolano
che in Italia tra 5 anni, verso il 2014, le morti dovrebbero superare
le nascite, anche tenendo conto degli immigrati e dei loro figli.
La popolazione comincerà a
diminuire in assoluto, e questa diminuzione si accentuerà a
mano a mano che uscirà di scena l’attuale “bolla” di
anziani. Il problema che si presenta è: dove metteremo
tutti questi morti? In Italia sono presenti 15.834 cimiteri;
la mortalità annuale media della popolazione è del
9,5 per mille cioè circa 550.000 decessi annui. Nel 2006
questi decessi erano così ripartiti: 310.000 sepolture
per tumulazione, 190.000 sepolture per inumazione e 50.000 cremazioni.
Il volume dei 310.000 loculi corrispondono a circa 700.000 metri
cubi che equivalgono più o meno a 2.500 appartamenti e
necessitano 390.000 tonnellate di materiale edile. Per le 190.000
inumazioni si movimentano invece un milione e mezzo di mc di
terra, cioè un volume corrispondente ad oltre 5.000 appartamenti.
Per le 50.000 cremazioni, invece, l’impatto è pressoché trascurabile.
Perché quindi non si fanno più cremazioni in Italia?
Non
c’è alcun dubbio che la cremazione riduca l’impatto
ambientale e migliori la politica ecologica producendo un risparmio
importante. Ciononostante, cremare in Italia è considerato
un tabù che per tradizione relega il fenomeno ad una scelta
di reddito oppure ad un’ideologia ateista. Ma essere informati è un
diritto di tutti, per poter scegliere con consapevolezza e non
rimettersi esclusivamente alle decisioni ed alle scelte altrui.
Essere cremati è una scelta di maturità civile e
di maturità sociale, che rispetta il prossimo e l’ambiente.
Nonostante queste considerazioni, la prossima legge che sta per
essere approvata dal consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia
riguardante la cremazione, ad esempio, è ancora più restrittiva
di quella nazionale alla quale si ispira. Sì, perché la
riforma del Titolo V della Costituzione delega alle regioni tali
incombenze e ciascuna regione legifera come vuole. In questo
Paese, non solo i cittadini non sono uguali davanti alla legge
quando sono in vita, ma non lo sono neppure da morti! La legge
che in Friuli Venezia Giulia sono in procinto di approvare vuole
che la volontà del defunto per la cremazione e l’eventuale
dispersione delle proprie ceneri sia stata manifestata mediante
disposizione testamentaria o dichiarazione resa dallo stesso
all’ufficiale dello stato civile del Comune di residenza.
Un obbrobrio. Come se si trattasse di un testamento biologico.
E come se non bastasse, all’articolo 5 il progetto di legge
recita: “i Comuni si dotino di un apposito
registro in cui sono annotati coloro che abbiano espresso la
volontà alla cremazione e all’affidamento o alla
dispersione delle proprie ceneri”. Ma come? Non dovrebbe
essere il contrario? Una buona legge dovrebbe disporre di cremare
tutti e caso mai chi non lo volesse dovrebbe fare specifica richiesta
di sepoltura o tumulazione.
Ma è possibile che anche per una banalità come
quella di essere cremati bisogna creare nel nostro Paese le condizioni
per una rivoluzione culturale, morale ed intellettuale di orientamento
prometeico? Perché è così tanto difficile
passare da una fase di evoluzione cieca ad una di evoluzione
auto diretta e consapevole? La risposta, purtroppo, è una
sola ed è sempre la stessa: i nemici dell’evoluzione
e della conoscenza sono l’espressione di un mondo pre-darwiniano
che in Italia è duro a morire. Per rimuovere i nemici
del progresso sono necessarie tre battaglie: una per il possesso
delle conoscenze e delle tecnologie; una per la laicità delle
istituzioni e della cultura e infine una per l’affermazione
di una concezione scientifica del mondo. Una ricetta facile facile
che si sviluppa su tre livelli d’intervento: libertà,
sviluppo e accesso, una ricetta che però trova infinite
resistenze. Dunque prepariamoci ad una prossima battaglia: quella
sulla Procremazione Assistita.
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