05/09/2006.
Da
Il Sole
24 Ore di Federico Rendina.
Non solo Teheran. I grandi detentori di risorse energetiche
tradizionali, greggio e gas, sono tra i più attivi nella
corsa all'atomo.
BIG DEL PETROLIO AFFAMATI DI NUCLEARE.
Accanto a Cina e India ci sono avanzati progetti di sviluppo
in Algeria, Libia, Nigeria.
[...]. I protagonisti dell'assalto all'atomo sono proprio i grandi
produttori di petrolio e gas. Ben decisi a tenersi daparte il
loro sempre più cari e preziosi idrocarburi, da usare per
sfamare a caro prezzo e ad altissima redditività un Occidente
che si dice, ma solo a parole, ben attrezzato a rilanciare la
vecchia egemonia sull'atomo.
La voglia nucleare ritorna, i progetti si fanno largo. Sono 22
le nuove centrali nucleari che si stanno costruendo nel mondo,
pronte ad aggiungere circa 20 gigawatt ai 370 gigawatt di capacità
complessiva dei 435 reattori sparsi per il pianeta, che rappresentano
comunque poco piu del 16% della capacità di produzione
elettrica globale. Ma se in Europa il contributo dell'atomo all'elettricità
planetaria ora arriva a circa un terzo, tra qualche anno non sarà
più così. Perché a rimanere al palo, pronti
a partire ma timidi nella traduzione operativa dei progetti, sono
proprio i Paesi più stretti dalla morsa degli idrocarburi.
La nuclearissima Francia, che usa l'atomo per produrre l'8o% della
sua energia, preme sulle centrali atomiche di nuova generazione,
ma per i prossimi anni l'incremento di produzione elettrica è
affidato in gran parte alle centrali a ciclo combinato di gas.
In Inghilterra, che produceva gas e ora è costretta a importarlo,
torna a crescere l'interesse all'atomo, ma più nelle tentazioni
di Blair che nella volontà popolare. La Germania ha avviato
una pausa di riflessione sui vecchi programmi di smantellamento
dei reattori: viene allungato il loro ciclo di vita, un po' come
sta succedendo nei Paesi dell'Est, ma di costruirne altri non
se ne parla. L'unica centrale nucleare europea nata da zero si
materializza, pian piano, in Finlandia.
Negli Usa si stanno calibrando le spinte tra un'amministrazione
Bush che tenta di incentivare i nuovi impianti nucleari (con l'atomo
ora si soddisfa il 20% della furibonda fame elettrica americana),
le riserve dei gruppi di opinione e una risposta industriale ancora
timida. A testimonianza che il costo complessivo della generazione
elettrica da nucleare (investimenti, gestione e smaltimento delle
scorie) ha tuttora bisogno di forti incentivi pubblici per essere
competitivo con il petrolio e il gas. Unica vera eccezione, tra
i forsennati del benessere e della tecnologia, il Giappone, che
non ha paura di mettere in funzione due nuove centrali.
I campioni di velocità, nella corsa all'atomo, stanno altrove.
La Cina, che pure possiede colossali riserve di ottimo carbone
per produrre energia a basso prezzo ed è impegnata in uno
sfruttamento senza pari dell'idroelettrico, chiama i francesi
a collaborare per un drastico potenziamento dell'elettricità
da nucleare. L'India, pressata da un fabbisogno di energia che
decuplicherà in 15 anni, punta addirittura al raddoppio
delle sue 15 centrali nucleari e già contribuisce per più
di un terzo alle 22 centrali nucleari in costruzione nel mondo.
Il Pakistan vorrebbe fare lo stesso.
[...].
Ma ecco l'avanzata dei neospeculatori. Dei padrini del nucleare
da usare per sostituire il petrolio e il gas che hanno in casa,
da convertire in denaro sempre più ricco e sonante. A volere
il nucleare civile (tentazioni militari, lo ripetiamo, a parte)
è l'Iran. Ma a volerlo e a progettarlo sono anche altri
Paesi zeppi di idrocarburi: Algeria, Libia, Nigeria. E qualcosa
di simile, ma con una strategia ancor più sofisticata,
sta facendo anche la Russia, sospettata di un trucchetto tanto
intelligente quanto imbarazzante per un mondo iper-industrializzato
stretto a tenaglia dalla crisi energetica e dall'ambizione di
rispondere alle sfide ambientali con la controversa arma del protocollo
di Kyoto. Mosca ha abilmente negoziato l'ingresso nel protocollo
di Kyoto con quote di riferimento talmente favorevoli da consentirle
una creazione praticamente automatica di ingenti quote (diritti
di emissione) da vendere ai Paesi più penalizzati dal meccanismo
di Kyoto, tra cui l'Italia. Quote che potranno contribuire a finanziare
il nuovo programma atomico di Mosca. Capace a sua volta di generare,
visto che l'atomo elettrico non emette Co2, altre preziosissime
quote Kyoto.