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13/09/2006. Da Sardegna Industriale.

ENTRO IL 2030 TRIPLICHERANNO I RIGASSIFICATORI NEL MONDO.

La domanda di energia nel mondo aumenterà del 50% entro il 2030 e per la stessa data i rigassificatori passeranno dagli attuali 53 a 150. L’Italia vanta una posizione geografica strategica, come anello di congiunzione fra i paesi ricchi di gas e l’Europa, per questo le società di impiantistica guardano al nostro Paese con particolare interesse.

Uno studio di Nomisma, curato da Marco Sassatelli e Speranza Garippa, realizzato per British Gas, sottolinea che oggi in Europa ci sono 14 impianti di rigassificazione, (1 in Italia); in costruzione o approvati ce ne sono altri 6 (2 in Italia, a Brindisi e Rovigo); le compagnie ne propongono ancora 27, 12 dei quali in Italia. A questo livello il nostro Paese diventerebbe il principale punto di approvvigionamento del Continente.

Presentato in luglio a Brindisi (dove è vivo il conflitto sociale sulla costruzione dell’impianto), lo studio di Nomisma rivela i significativi effetti economici per il territorio ospite sulla base di analisi comparate: nel Maine (Usa), ad esempio, si tratta di 1.053 occupati in più ogni anno, nei tre anni di costruzione, pari a 43 milioni di dollari di reddito annuo aggiuntivo e di 253 nuovi occupati nella fase a regime, per un reddito aggiuntivo di 11 milioni di dollari l’anno. Positivo l’impatto economico ipotizzato anche per Brindisi e già reso noto dal centro studi: 2.477 nuovi occupati nei tre anni di svolgimento dei lavori e un aumento della domanda aggregata di 213 milioni di euro: 229 nuovi occupati a regime, con un incremento della domanda aggregata di 14,5 milioni di euro.
Sono cifre, quelle riportate dall'inchiesta Nomisma, molto interessanti, ma che non sembrano aver convinto sull'utilità e convenienza del rigassificatore i governi regionali del Meridione. In Sardegna, ad esempio, la Giunta Soru, confermando gli indirizzi della precedente Giunta, ha voluto puntare esclusivamente sull'opzione più costosa e più rischiosa (per la totale dipendenza da un unico fornitore): quella del metanodotto sottomarino Sardegna-Algeria.

Localizzato nell'area industriale di Porto Torres, dove già esiste un terminale energetico efficiente e dove c'è un'ampia disponibilità di manodopera qualificata nel settore dell'impiantistica e delle lavorazioni chimiche, il rigassificatore – come la rivista "Sardegna industriale" ha avuto modo di illustrare nei numerosi servizi sul problema Energia pubblicati negli ultimi anni – potrebbe risollevare l'economia di un'area, non più ripresasi dal crollo della Sir degli anni Ottanta e, negli anni successivi, dalla crisi dell'industria di Stato. Fra l'altro, a sostegno dell'opzione rigassificatore, potrebbe giocare il fatto che esiste tuttora una flotta di navi metaniere dell'Eni pronte a rifornirsi nei vari porti dei paesi produttori di gas metano liquido, da trasferire poi, per essere riportato alla stato gassoso, negli impianti di rigassificazione del nostro Paese. Senza contare poi che la maggior parte dei centri urbani dell'isola sono gia forniti di una rete per la distribuzione del gas (nella maggior parte dei casi si tratta di aria propanata) che potrebbe, con lievi e poco costose modifiche, essere utilizzata, in un domani, per la distribuzione del metano.