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20/09/2006. Da Il Piccolo di Armando Fregonese.

ENERGIA ED ECOLOGIA.

Le iniziative promosse dagli ecologisti (verdi, Wwf, referendari radicali, ecc.), in difesa dell’ambiente sono in genere proficue ed encomiabili. È tuttavia doveroso ricordare che le responsabilità della crisi energetica che da lungo tempo investe il nostro Paese sono imputabili, in larga misura, al mondo ambientalista. Noi importiamo dalla Francia quasi un terzo dell’energia elettrica che annualmente consumiamo. Un’energia che i transalpini generano con decine di centrali termonucleari, ognuna delle quali produce, per fissione dell’uranio arricchito, migliaia di Mw (un Mw – megawatt – corrisponde a un milione di watt).

Il problema dei pericolosi isotopi radioattivi (scorie), generati dalla fissione dell’uranio, è stato risolto attraverso la creazione di siti sicuri collocati in miniere abbandonate o ubicati in Paesi esteri attraverso serie contrattazioni. L’Italia ha costruito quattro di queste centrali, tutte di modesta potenza (Caorso, Garigliano, Latina e Trino), le quali però non producono energia giacché un referendum promosso dagli ambientalisti lo vieta; si tratta, lo stesso, di centrali nucleari poco affidabili perché vecchie, abbondantemente superate dalle attuali tecnologie.

Proseguiamo con l’altra fonte di energia: quella idroelettrica. Dopo il disastro del Vajont, è stato osteggiato dagli ambientalisti anche questo modo di produrre energia elettrica. Si badi bene che la diga del Vajont non è crollata; la realizzazione di quel grande invaso è stato un disastroso errore di valutazione dei geologi. Siamo nel 1963 e da allora lo sviluppo del settore idroelettrico si è rapidamente fermato. Si deturpa l’ambiente, nei nostri torrenti non scorre più l’acqua e il turismo ne risente; queste e altre ancora sono le argomentazioni sostenute dagli ambientalisti. Ma è proprio così? Io non lo credo. Ad Auronzo di Cadore c’è un bel laghetto artificiale di vecchia data che serve per produrre energia elettrica, ma anche per giocare e volteggiare nell’acqua con delle barchette attrezzate a tal fine. Si può inoltre, con adeguate condotte, portare a valle l’acqua degli invasi per fronteggiare le frequenti siccità che mettono in crisi l’agricoltura.

Ci si attarda a dibattere sui rigassificatori senza adeguate conoscenze teoriche e tecnologiche; essi sono sì necessari, visto che sta sorgendo una sorta di Opec del gas (Russia, Algeria e Iran), ma non sono tali da rappresentare l’avvio di una seria politica dell’energia.

Nell’attesa dell’agognata energia nucleare da fusione del deuterio (isotopo dell’idrogeno), per la quale ci vorranno alcuni decenni, occorre impostare una ponderata strategia energetica, la quale può prendere corpo solo se basata sul settore elettronucleare e su quello idroelettrico (non inquinanti), senza peraltro trascurare l’energia solare e quella eolica...