20/09/2006. Da
Il
Piccolo di Giulio Garau.
Polo energetico all’ex Esso: la proposta presentata al Comitato
portuale.
GAS NATURAL ACCELERA: VARIANTE AL PRG.
TERMINALE SIOT. Mentre il territorio si interroga e discute sui
rigassificatori la Gas natural continua spedita con le procedure
di autorizzazione per la realizzazione del suo impianto nel sito
scelto dell’area ex Esso a fianco del terminal olii minerali.
L’ultima conferma è arrivata in questi giorni con
l’approdo in sede di Comitato portuale a Trieste della proposta
di variante al piano regolatore portuale per la costruzione dell’impianto.
È un passo formale importante, prelude al sucessivo passaggio
delle «carte» al Comune per le intese sulla variante
ma per la prima volta delinea sulla carta, in maniera concreta
e formale il «Polo energetico del Porto di Trieste».
Il punto non era nell’ordine del giorno, ma se ne doveva
parlare nelle comunicazioni a chiusura lavori: la seduta è
stata sospesa per impedimenti del Commissario, è stata
fissata una prossima riunione, giovedì 28, e in quell’occasione
l’iter di autorizzazione compirà un altro passo.
Nelle cartelline di alcuni consiglieri comunque è rimasto
l’incartamento tecnico che porta tutte le spiegazioni e
fino ad ora è stato tenuto segreto.
Nè le polemiche ma nemmeno gli interventi dei politici
e il gran «battage» con la richiesta di un referendum
hanno mai bloccato in realtà l’avanzata del progetto
della Gas Natural Internacional che, attraverso una società
specializzata svizzera che si occupa di tutta la parte autorizzativa
(la Medea Development con sede a Lugano) ha continuato a spianare
la strada per la costruzione dell’impianto proprio a Trieste.
Una scelta ineluttabile quella dei rigassificatori che fa parte
della politica del governo Prodi che vuole inserirsi appieno nel
panorama energetico nazionale ed europeo di «sviluppo prioritario»
per le infrastrutture di «import dell’energia»,
soprattutto per non far restare isolata l’Italia e rischiare
un’altro inverno choc come quello dello scorso anno con
la crisi russa. Ed è lo stesso governo dunque a spingere
per la scelta dei rigassificatori: Trieste è in prima fila.
Ma a rendere appetibile un simile impianto è anche la situazione
dell’inquinamento del territorio e in particolare della
zona scelta per l’insediamento, l’area ex Esso. Il
discorso è prettamente economico: chi può permettersi
l’insediamento in questa fetta di porto e di rimetterla
a posto accollandosi una spesa di almeno 50 milioni di euro (la
stima è abbastanza verosimile) per la caratterizzazione,
la bonifica e la messa in sicurezza? Solo una società del
tipo della Gas Natural.
Nella richiesta di variante viene detto esplicitamente: l’area
è fortemente inquinata, sono necessarie opere di bonifica
«pesante» e la realizzazione di un polo energetico
«caratterizzato da attività a forte valore aggiunto»
rappresenta dunque una «opportunità per effettuare
tutti i lavori necessari». Senza contare poi le royalties
(soldi e tasse) da versare a Comune e Regione (molto sensibile
se questi soldi poi riusciranno a dare una mano ad abbassare i
costi che pesano sul bilancio) e le prospettate ipotesi di «riduzione
delle bollette del gas» a favore dei cittadini della provincia.
Un impianto certamente non bello, industriale, che tratta gas
metano, in teoria non inquinante, anche se gli ambientalisti mettono
in guardia su tutta una serie di pericoli.
La Regione era già partita nel 2005 (era ottobre) con la
Conferenza dei servizi, la società ha fatto poi seguire
una domanda formale per la variante all’Autorità
portuale a fine 2005 (era dicembre) per l’avvio dell’istruttoria
tecnica, a inizio settembre scorso infine è arrivato nella
sede dell’Authority anche il documento con la proposta di
variante. Ma contemporanemente si è mosso anche il ministero
dell’Ambiente che in realtà deve dare il suo ok al
Via, il piano di valutazione ambientale. Proprio la settimana
scorsa, si è saputo, una commissione ministeriale è
arrivata a Trieste ed ha visitato il sito dell’area ex Esso.
Servirà poi anche il Via per la variante al piano regolatore,
ma il «viaggio» delle carte procederà parallelo
una volta che lo stesso Porto avrà siglato con il Comune
di Trieste le intese necessarie. A quel punto mancherà
soltanto l’ultimo passaggio: ottenute le «approvazioni
di rito» la variante sarà infine inviata alla Regione
per l’emanazione del decreto che renderà di fatto
«operativo» lo strumento di pianificazione e dunque
anche potranno partire i lavori di costruzione del rigassificatore.