20/09/2006.
Da
Messaggero
Veneto di Matteo Marìan.
La richiesta più convinta viene dagli imprenditori del
Trentino, seguiti da quelli del Fvg e del Veneto.
NORD-EST, UN INDUSTRIALE SU 3 VUOLE IL RITORNO AL NUCLEARE.
PADOVA. A fine 2006 l'impatto dei rincari energetici sui bilanci
delle aziende nordestine porterà a una riduzione fino al
5 per cento dei ricavi. Questo per quasi un imprenditore sue due
di Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige e alla
luce di un bilancio 2005 già "segnato" da una
riduzione dello stesso tenore. Rispetto allo scorso anno, però,
il conto rischia di essere anche più salato: paragonando
l'incidenza della bolletta energetica sui due anni si nota, infatti,
come per il 2006 sia in aumento la quota di imprenditori che prevede
una riduzione dei ricavi dal 5 al 20 per cento. Si passa, infatti,
dal 16,7 al 20,3% degli imprenditori nordestini.
Il quadro sulla questione energetica, e su come questa incida
sullo sviluppo delle imprese, è tracciato da una rilevazione
condotta dalla Fondazione Nord Est, promossa dalla Cassa di risparmio
di Padova e Rovigo, che ha coinvolto più di mille imprenditori
(1.002) di Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige.
A fronte di una prospettiva ritenuta preoccupante (oltre il 90%
del campione ritiene che nei prossimi 12 mesi si dovrà
fare fronte a un ulteriore aumento dei costi legati alla bolletta
energetica) gli imprenditori nordestini chiedono l'attuazione
di una politica energetica senza compromessi: il 33,6% del campione
è per un impegno sul nucleare, mentre il 31,5% pensa che
la soluzione per risolvere il problema energetico sia il ricorso
a fonti energetiche rinnovabili. Due proposte antitetiche, che
vanno, secondo i curatori dell'indagine, interpretate. «Il
nucleare-commenta Daniele Marini, direttore della Fondazione Nord
Est - è una risposta sintomatica del bisogno che gli imprenditori
hanno di avere delle risposte. E, soprattutto, è un indicatore
della criticità avvertita rispetto alla mancanza, in questi
anni, di una politica energetica nazionale».
A chiedere, con più convinzione, un ritorno al nucleare
sono, in particolare, gli imprenditori del Trentino (37,7%), seguiti
da quelli del Friuli-Venezia Giulia (33,8%) e del Veneto (33,2%).
Rispetto alle altre soluzioni individuate, gli imprenditori friulani
sono, tra i nordestini, i più convinti che si debba anche
aumentare l'importazione di energia da altri paesi (6,1%) e ricorrere
a fonti energetiche più economi-che (18%) come l'oil emulsion
e l'energia da rifiuti solidi.
Secondo i titolari d'azienda, il caro-energia discende, principalmente,
da tre ordini di fattori: la dipendenza da fonti energetiche costose
(petrolio e derivati) per il 35,5% del campione, dall'insufficiente
produzione italiana (29,8%) e dalla mancanza di concorrenza dal
lato dell'offerta (indicata dal 17,8% dei titolari d'azienda).
«Mentre a Nord-Ovest esistono dei progetti di aggregazione
nel settore delle mul-tiutility - aggiunge a questo proposito
Marini - a Nordest sembra non esserci un disegno di crescita dimensionali
degli operatori in grado di garantire maggior peso contrattuale
e, quindi, tariffe più basse». Crescita alla quale
gli imprenditori chiedono si accompagni una liberalizzazione del
mercato.
Trasversalmente alle tre regioni, è il settore dei servizi
a esprimere maggiore preoccupazione rispetto al caro-energia.
Attualmente la bolletta limita in modo importante le possibilità
di crescita delle imprese del Nordest (44,9%) e, nel medio termine,
potrebbe anche accelerare la decisione di spostare oltre i confini
nazionali alcuni segmenti del processo produttivo (39,9% che sale
al 43,2% in Friuli).