|› ASCOLTA ASCOLTA (clicca per ascoltare la lettura del testo presente nella pagina). Per informazioni su questo servizio, contattaci.



tecnosophia.org


associazione no-profit per la promozione della Scienza, della Tecnologia e dell'Ecologia Razionale
non-profit organization for the promotion of Science, Technology and Rational Ecology
asociación sin fines de lucro para la promoción de la Ciencia, de la Tecnología y de la Ecología Racional


Tecnosophia è una ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale)
email: infochiocciolinatecnosophia.org - C.F. 90029350312 - Fax: +391782710677 - © 2006 h-design.org


 
 
20/09/2006. Da Messaggero Veneto di Matteo Marìan.

La richiesta più convinta viene dagli imprenditori del Trentino, seguiti da quelli del Fvg e del Veneto.
NORD-EST, UN INDUSTRIALE SU 3 VUOLE IL RITORNO AL NUCLEARE.

PADOVA. A fine 2006 l'impatto dei rincari energetici sui bilanci delle aziende nordestine porterà a una riduzione fino al 5 per cento dei ricavi. Questo per quasi un imprenditore sue due di Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige e alla luce di un bilancio 2005 già "segnato" da una riduzione dello stesso tenore. Rispetto allo scorso anno, però, il conto rischia di essere anche più salato: paragonando l'incidenza della bolletta energetica sui due anni si nota, infatti, come per il 2006 sia in aumento la quota di imprenditori che prevede una riduzione dei ricavi dal 5 al 20 per cento. Si passa, infatti, dal 16,7 al 20,3% degli imprenditori nordestini.

Il quadro sulla questione energetica, e su come questa incida sullo sviluppo delle imprese, è tracciato da una rilevazione condotta dalla Fondazione Nord Est, promossa dalla Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, che ha coinvolto più di mille imprenditori (1.002) di Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige. A fronte di una prospettiva ritenuta preoccupante (oltre il 90% del campione ritiene che nei prossimi 12 mesi si dovrà fare fronte a un ulteriore aumento dei costi legati alla bolletta energetica) gli imprenditori nordestini chiedono l'attuazione di una politica energetica senza compromessi: il 33,6% del campione è per un impegno sul nucleare, mentre il 31,5% pensa che la soluzione per risolvere il problema energetico sia il ricorso a fonti energetiche rinnovabili. Due proposte antitetiche, che vanno, secondo i curatori dell'indagine, interpretate. «Il nucleare-commenta Daniele Marini, direttore della Fondazione Nord Est - è una risposta sintomatica del bisogno che gli imprenditori hanno di avere delle risposte. E, soprattutto, è un indicatore della criticità avvertita rispetto alla mancanza, in questi anni, di una politica energetica nazionale».

A chiedere, con più convinzione, un ritorno al nucleare sono, in particolare, gli imprenditori del Trentino (37,7%), seguiti da quelli del Friuli-Venezia Giulia (33,8%) e del Veneto (33,2%). Rispetto alle altre soluzioni individuate, gli imprenditori friulani sono, tra i nordestini, i più convinti che si debba anche aumentare l'importazione di energia da altri paesi (6,1%) e ricorrere a fonti energetiche più economi-che (18%) come l'oil emulsion e l'energia da rifiuti solidi.

Secondo i titolari d'azienda, il caro-energia discende, principalmente, da tre ordini di fattori: la dipendenza da fonti energetiche costose (petrolio e derivati) per il 35,5% del campione, dall'insufficiente produzione italiana (29,8%) e dalla mancanza di concorrenza dal lato dell'offerta (indicata dal 17,8% dei titolari d'azienda). «Mentre a Nord-Ovest esistono dei progetti di aggregazione nel settore delle mul-tiutility - aggiunge a questo proposito Marini - a Nordest sembra non esserci un disegno di crescita dimensionali degli operatori in grado di garantire maggior peso contrattuale e, quindi, tariffe più basse». Crescita alla quale gli imprenditori chiedono si accompagni una liberalizzazione del mercato.

Trasversalmente alle tre regioni, è il settore dei servizi a esprimere maggiore preoccupazione rispetto al caro-energia. Attualmente la bolletta limita in modo importante le possibilità di crescita delle imprese del Nordest (44,9%) e, nel medio termine, potrebbe anche accelerare la decisione di spostare oltre i confini nazionali alcuni segmenti del processo produttivo (39,9% che sale al 43,2% in Friuli).