12/10/2006.
Da
Il
Piccolo di Roberto Della Seta e Elena Gobbi.
ENERGIA IN FVG: NESSUNO DECIDE.
Ci vogliono i rigassificatori perché in Friuli Venezia
Giulia si parli di energia. Fu già così dieci anni
fa con la proposta di realizzare un terminal metanifero a Monfalcone,
che Legambiente sostenne e che fu accantonata dopo la vittoria
dei no in un referendum locale. Succede di nuovo oggi, con i due
progetti entrambi collocati nel Golfo di Trieste: quello off-shore
presentato da Endesa, quello a terra firmato Gas Natural. Benedetti
i rigassificatori, allora, visto che in questa regione, come in
tutto il Paese, la questione energia ha una grande, grandissima
rilevanza sul piano sociale, economico, ambientale.
L’attuale sistema energetico, largamente basato sul petrolio
e sempre più inefficiente (siamo sotto la media europea
quanto a consumi di energia per unità di Pil), penalizza
la competitività dell'economia e determina pesanti costi
socio-ambientali in termini di inquinamento sia locale che globale;
riformarlo alla radice è un indiscutibile interesse generale.
Di rigassificatori, però, bisogna parlare con serietà
e con rigore, fuori dalla demagogia e dai pregiudizi ideologici.
Partendo dal generale, non può esservi dubbio sull'utilità
di realizzare in Italia alcuni impianti di rigassificazione del
metano. Oltre i due terzi di tutto il gas che consumiamo arrivano
attraverso i due grandi gasdotti russo ed algerino: se si vuole
ridurre la dipendenza dal petrolio e dal carbone occorre diversificare
gli approvvigionamenti rendendo possibile l'importazione di gas
liquefatto via mare. Questo avrebbe effetti positivi anche sui
prezzi - oggi stabiliti in regime di semi-monopolio dai nostri
due unici fornitori -, e ci emanciperebbe almeno in parte dall'insicurezza
geopolitica connaturata alle due aree di provenienza del metano
che arriva via tubo. Sul piano ambientale, sostituire quote di
petrolio e di carbone con il gas è sicuramente un bene:
il gas tra le fonti fossili è quella meno inquinante, e
le centrali termoelettriche che usano il metano sono tra le più
efficienti. Naturalmente il metano non è un'energia "a
emissioni zero", come sono invece le fonti rinnovabili (eolico
e solare in testa), e puntare sul metano ha senso, sul piano ambientale,
se al tempo stesso ci si muove seriamente per accrescere la produzione
di energia pulita e per migliorare l'efficienza degli usi energetici.
Insomma: più fonti rinnovabili, più efficienza e
più metano sono le tre "gambe" di una politica
energetica moderna e sostenibile, e per il nostro Paese sono le
tre priorità di azione per contribuire alla lotta ai mutamenti
climatici nella misura assegnataci dal Protocollo di Kyoto.
Dal generale al particolare, anche per il Friuli Venezia Giulia
il metano può essere una risposta utile, utile per esempio
ad accelerare la riconversione di centrali molto inquinanti come
quella di Monfalcone alimentata a carbone e a olio combustibile.
Qui vengono però le note dolenti, che riguardano i tanti
buchi neri della politica energetica regionale: una politica spesso
latitante e sempre approssimativa. Da tre anni si aspetta il nuovo
piano energetico, che il presidente Illy ha più volte presentato
come "cosa fatta". Nel frattempo, il sistema energetico
regionale diventa ogni giorno più insostenibile: nemmeno
un megawatt installato di energia solare o eolica, un altissimo
e crescente consumo pro-capite di elettricità (superiore
del 50% al dato nazionale: il Friuli Venezia Giulia è la
regione più "sprecona" d'Italia), un trend in
rapida crescita delle emissioni di anidride carbonica - il principale
gas climalterante, proveniente il larga parte della combustione
di petrolio e carbone - che dal 1990 ad oggi sono cresciute da
9 a oltre 12 milioni di tonnellate (in base al Protocollo di Kyoto,
l'Italia e dunque anche il Friuli Venezia Giulia dovrebbero ridurle
del 6,5% entro il 2012!).
Le previsioni e gli impegni contenuti nell'attuale bozza di Piano
energetico regionale restano drammaticamente al di sotto di questi
problemi e di queste arretratezze, e inoltre mancano di ogni indicazione
chiara in materia di rigassificatori. Così, mentre Illy
dichiara che non è compito della Regione, ma del mitico
"mercato", decidere quanti rigassificatori si fanno
su questo territorio, l'assessore Sonego quasi quotidianamente
lancia allarmi sui black-out prossimi venturi. L'esito di questa
cronica "assenza di politica" è che ci sono in
campo due progetti riguardanti aree contigue, con la Regione che
non sceglie e anzi rivendica di non scegliere. Un comportamento
che davvero non ha giustificazioni: i rigassificatori non sono
terribili ecomostri ma non sono nemmeno parchi pubblici, hanno
comunque un impatto sul territorio e chi il territorio governa
non può chiamarsi fuori dal decidere "quanti"
ne vadano fatti e "dove".
Noi di Legambiente non siamo pregiudizialmente contrari a che
si realizzi un rigassificatore in Friuli Venezia Giulia, ma riteniamo
che farne due - oltretutto quasi confinanti - sia un'insensatezza.
Pensiamo anche che gli attuali progetti siano entrambi largamente
carenti, e confidiamo che nelle procedure di valutazione d'impatto
ambientale si tenga conto delle osservazioni nostre e di molti
altri soggetti che hanno espresso opinioni e dubbi circostanziati.
Il futuro dell'energia in Friuli Venezia Giulia è un grande
problema di interesse generale. Se la Regione non lo capisce,
la conseguenza è di lasciare la scelta a dinamiche localistiche,
per esempio incoraggiando richieste sbagliate come quella di affidare
la decisione a referendum cittadini. Per noi la strada da seguire
è un'altra: bisogna naturalmente tenere nel massimo conto
le preoccupazioni e le proteste di chi sul territorio si oppone
ai rigassificatori, ma occorre anche che le decisioni finali guardino
ai bisogni, al futuro di tutti i cittadini del Friuli Venezia
Giulia. Che hanno diritto di sapere se anche in questa regione
sarà possibile presto o tardi impostare una politica energetica
moderna, la quale consenta a tutti di consumare l'energia necessaria
ma in modo efficiente e senza danneggiare la propria salute, quella
del Friuli Venezia Giulia e quella del pianeta.
Roberto Della Seta presidente nazionale Legambiente.
Elena Gobbi presidente Legambiente Fvg.