19/10/2006. Da La
Gazzetta del Mezzogiorno di Alessandra Flavetta.
convegno La ExxonMobil sulle strategie di accesso alla fonte.
GAS, OPPORTUNITA' PER IL PAESE?
«Il problema non è tanto il numero
di rigassificatori. Ma avere il gas».
ROMA. Gas: un'opportunità o un problema per l'Italia»?
è il titolo di un seminario che fotografa al meglio la
situazione nazionale, organizzato dal Centro Studi Americani
in collaborazione con ExxonMobil, la più grande compagnia
al mondo in campo energetico, che sta realizzando il primo terminale
di ricezione e rigassificazione offshore con struttura in cemento
armato a 15 km al largo di Porto Levante (Ro).
Al seminario hanno partecipato Giuliano Amato, ministro dell'Interno
e presidente del Centro Studi Americani, il presidente di ExxonMobil
Mediterranea, Gian Battista Merlo, che ha illustrato il ruolo
del gas nel mercato mondiale, l'esperto di Economia industriale
Alberto Clò, il direttore area Gas dell'Autorità
per l'energia elettrica ed il gas, Claudio Di Macco, l'ambasciatore
dello Stato del Qatar, Saad Al-Moraikhi. I lavori sono stati
chiusi dal ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani,
a cui non abbiamo potuto non chiedere quando si esprimerà
sul rigassificatore di Brindisi. «Deciderò tra
non molto, un paio di settimane», ha assicurato Bersani,
che si è detto contrario alle compensazioni per le comunità
che «ospiteranno» i rigassificatori, perché
«le compensazioni sono dei fidanzamenti, mentre le infrastrutture
sono dei matrimoni, che durano nel tempo, e bisogna trovare
delle reciprocità, come la catena del freddo o interventi
tariffari».
«È un'illusione che i rigassificatori siano una
condizione necessaria e sufficiente, perché già
oggi la capacità di rigassificare è due volte
superiore all'offerta di gas liquido», ha affermato il
professor Clò commentando i dati esposti da Merlo. Se
sul mercato mondiale si prevede che il gas naturale ed il carbone
faranno registrare il più alto tasso di crescita, con
una media pari all'1,8% annuo, in Europa si stima un aumento
della domanda di gas pari all'1,5% annuo. Ecco perché
le importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl), utilizzato
per la produzione di energia elettrica, giocheranno un ruolo
fondamentale.
In una proiezione al 2030, in Nord America calerà la
produzione interna e le importazioni di Gnl copriranno il 25%
dell'approvvigionamento. Mentre in Europa le importazioni di
gas naturale saliranno all'85%, di cui gran parte Gnl. Fra 25
anni, quindi, il commercio mondiale di Gpl, secondo Exxon Mobil,
sarà aumentato di circa 5 volte, ma se il Nord America
sta puntando su nuove centrali a carbone (non avendo firmato
il Protocollo di Kyoto sui gas serra) e centrali nucleari, tanto
che dal 2020 si prevede una decrescita dell'uso di gas in quest'area,
in Europa già oggi soddisfiamo solo il 60% della domanda
con la produzione interna, che diverrà un 14% nel 2030,
perché le fonti di gas europee si stanno esaurendo. Ecco
perché Clò ha sottolineato la necessità
di una pianificazione nazionale, che preveda la diversificazione
delle fonti di energia: tra poco ci sarà una guerra all'approvvigionamento
del gas, che è «uno dei mercati - ha spiegato -
a maggior rischio, con contratti a 20-25 anni, a prezzi che
crescono del 30% e dove il numero dei fornitori è più
basso che per il petrolio. Non c'è quindi concorrenza
e per chiudere buoni contatti - ha concluso - la dimensione
è la discriminante», anche per ragioni legate alla
sicurezza energetica nazionale e agli effetti da dipendenza.
Uno dei più grandi giacimenti di gas metano è
proprio in Qatar e «il mio Paese diventerà il terzo
produttore al mondo tra 6 anni», ha annunciato l'Ambasciatore
dello Stato del Golfo Persico.
A fronte di una programmazione energetica che altri Paesi stanno
portando avanti da anni, il ministro Bersani ha ricordato che
non avendo l'Italia costruito le infrastrutture ed essendo poco
competitiva «non può perdere altro tempo e bisogna
decidere, sennò stiamo un altro anno a discutere».
Mentre, sulla dimensione delle aziende, ritiene fondamentale
che ci siano soggetti forti in una dimensione europea, anche
se si è chiesto «dove cercare sicurezza se l'Europa
non ha il fisico e finisce che ogni Paese rientra in una dimensione
nazionale?».