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19/10/2006. Da La Gazzetta del Mezzogiorno di Michele Marolla.

BARCELLONA «Solo un piccolo incidente (un infortunio sul lavoro) nell'impianto catalano di Enagas.
«RIGASSIFICATORI, SICURI ED ECONOMICI».
La Spagna è il Paese leader nel Mediterraneo: 5 già in funzione. Altri due in arrivo.

BARCELLONA. - Duecentotrentacinque giorni senza incidenti. L'ultimo il 23-2-2006. Totale incidenti nell'anno: 1. Il cartello è esposto all'ingresso del rigassificatore della Enagas nel porto industriale di Barcellona. E i dirigenti ci tengono a precisare che gli incidenti in questione sono piccoli infortuni di lavoro, mentre incidenti seri, legati al processo produttivo, o all'attracco della navi metaniere, non se ne sono mai verificati, sia in questo impianto che è in funzione dal 1978, sia in nessun rigassificatore al mondo.

L'impianto catalano fa un po' impressione con i suoi 271mila mq e sei serbatoi (l'ultimo entrerà in funzione entro novembre) con una capacità di contenere complessivamente 540mila metri cubi di gas liquido, posizionato accanto a un deposito carburanti. Ma quasi si perde nell'enorme porto stracolmo di container di tutti i tipi e di autovetture di tutti i marchi europei e asiatici, pronte ad essere imbarcate nelle navi silos.

Quello di Barcellona è sicuramente il più grande, ma è solo uno dei cinque rigassificatori spagnoli già attivi a Cartagena, Huelva, Sagunto, Bilbao. Il sesto entrerà in funzione in Galizia entro i primi tre mesi del 2007, mentre un settimo è in programma nelle Asturie entro il 2010. Altri due rigassificatori sono programmati nelle isole Canarie alla Gran Canaria e a Tenerife. Enagas è la società che gestisce i primi due rigassificatori oltre a quello di Barcellona, ed è la società che Gas Natural ha dovuto cedere con le liberalizzazioni varate dal governo spagnolo nel 2001 ed ora vede nella compagine societaria gli stessi spagnoli di Gas Natural, British Petroleum, varie casse di risparmio con un massimo del 5% delle azioni, e il resto frammentato sul mercato borsistico.

Xavier Alcaide, direttore studi Enagas, spiega la presenza di tanti rigassificatori con la necessità di diversificare le fonti e i paesi di approvvigionamento del gas, perché questo permette di spuntare prezzi migliori sul mercato, considerando che il gas liquido può provenire da una quindicina di paesi diversi. Grazie a questa strategia, negli ultimi 5 anni il prezzo del gas è sceso del 15-20%, rispetto ad una domanda cresciuta dell'80%, solo nell'ultimo anno ha registrato una risalita di circa il 5%, a causa della situazione di crisi a livello internazionale. Inoltre, in Spagna il prezzo del gas è uguale per tutti gli utenti, e anche questo fa sì che non esistono movimenti contrari alla costruzione dei rigassificatori.

Tutte le comunità autonome (che potremmo assimilare alle regioni) che si affacciano sul mare alla fine ne avranno uno, e fanno a gara per averlo perché ottenerlo è un successo politico e garanzia di sviluppo economico. Insomma, se la vera guerra per lo sviluppo si combatte sul piano degli approvvigionamenti energetici, quella del gas è tra gasdotti africani e russi e rigassificatori.

E in questo secondo settore è ampiamente coinvolta l'Italia con i due progetti, anzi tre, che vedono la scelta di Gas Natural di insediare gli impianti a Zaule (Trieste) nell'area ex Esso e a Taranto, mentre British Gas ha scelto Brindisi. Scelte che, come è noto, hanno scatenato polemiche, dubbi, contestazioni, pesanti prese di posizioni da parte delle associazioni ambientaliste, degli enti locali e addirittura una protesta alla Ue da parte della Slovenia, per l'impianto triestino.

A Taranto il progetto di Gas Natural prevede 2 serbatoi da 150mila metri cubi, praticamente identici ai due serbatoi più grandi in funzione a Barcellona. L'impatto visivo non è particolarmente traumatico, perché somigliano a tanti altri serbatoi che nel porto catalano riempiono l'area destinata ai prodotti energetici. La sicurezza è praticamente la stessa di una centrale nucleare, probabilmente con molti meno rischi, tanto che si è costretti a lasciare all'ingresso tutto quello che può creare campi magnetici di qualunque tipo o scintille (tanto per intenderci, abbiamo dovuto lasciare anche i telefoni cellulari). Inoltre la tecnologia è abbastanza semplice: il gas viene riscaldato e riportato allo stato gassoso (ogni metro cubo di gas liquido si trasforma in 600 metri cubi di elemento gassoso). Per raffreddare il processo si usa l'acqua di mare che viene riimmessa con una temperatura tra 3 e 5 gradi più bassa, differenza che però persiste solo fino a una distanza di circa 15 metri. Il processo produttivo del rigassificatore produce anche freddo che può essere sfruttato per trasformare e conservare prodotti alimentari come fanno in Giappone.
E per Taranto, come ha spiegato Alberto Toca, direttore generale di Stream, la società nata da un accordo tra Gas Natural e Repsol, gli spagnoli sono disponibili a cedere gratuitamente questo freddo a imprenditori che vogliano insediarsi nelle immediate vicinanze dell'impianto (perché altrimenti il freddo si dissipa e non è più utilizzabile) con impianti che possano sfruttare le cosiddette frigorie.

Insomma, Gas Natural procede nella conquista dell'Italia, partendo dalla strada intrapresa di portare avanti la realizzazione di due rigassificatori. E alla domanda se esista l'ipotesi di un accordo con British Gas per realizzare un unico impianto a Taranto, rinunciando a quello di Brindisi, Toca risponde che «non c'è nessun avvicinamento degli inglesi, nessun negoziato, sono solo voci di stampa», ma la sua smentita non sembra nettissima. All'ipotesi che Gas Natural possa accontentarsi di un solo impianto italiano, Toca ribadisce che i due progetti vanno avanti in parallelo, ma qualche voce di corridoio fa capire che anche uno andrebbe già bene. È evidente che la strategia di insediamento in Italia risponde alla logica di fare muro rispetto alle forniture provenienti dai gasdotti da cui il nostro paese dipende in maniera assoluta, ma rappresenta anche un processo di completamento di presenza degli spagnoli nel mercato italiano, perché Toca dichiara «vogliamo crescere in Italia cogliendo tutte le opportunità, certo la situazione delle società distribrutrici è molto frammentata, ma vedremo quali acquisizioni fare». Quindi, dopo i rigassificatori, o meglio contemporaneamente, non si ferma lo shopping anche delle società di distribuzione, dopo lo sbarco nel Mezzogiorno, soprattutto con l'acquisizione di Nettis e l'insediamento del quartier generale ad Acquaviva.