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19/10/2006. Da Il Gazzettino di Umberto Sarcinelli.

In Spagna il sistema funziona da anni e ha permesso la crescita e sviluppo di società come Gas Natural che gestisce l’intera filiera che va dall’estrazione alla distribuzione.
RIGASSIFICATORI A TERRA, L'ESEMPIO DI BARCELLONA.
L’impianto è il più grande di tutta la penisola iberica. In Italia la società punta a realizzarne uno a Trieste e uno a Taranto.

[...] Il nostro paese è il terzo consumatore di gas naturale nell'ambito della comunità europea (86 miliardi di metri cubi nel 2005) e si prevede un aumento dei consumi superiore al 25/30\% entro il 2010. Un mercato liberalizzato dal primo gennaio 2003 che ha valore economico e strategico-politico. Economico per la possibilità di abbassare i prezzi facendo leva sulla concorrenza sia delle compagnie che lo commercializzano che delle fonti di approvigionamento; strategico-politico perchè allarga gli orizzonti delle dipendenze da paesi terzi.

Attualmente, infatti, l'Italia dipende dagli arrivi di gas dalla Russia e dal mare del Nord (Norvegia) e dall'Algeria, attraverso metanodotti (che attraversano, nel caso della Russia molti paesi "sensibili"), mentre per esempio, la Spagna puo pescare in 14 paesi diversi, dall'Algeria al mare del Nord, dall'Africa al Sudamérica. È del tutto evidente il vantaggio.

L'inquadramento è utile per capire l'importanza dell'impianto di rigassificazione di Trieste che avrà una capacità di stoccaggio di 150mila metri cubi in due serbatoi, la capacità di emissione di un milione di metri cubi all'ora e una capacità annua di 8 miliardi di metri cubi. Occuperà 80 persone con un indotto che potrebbe impiegarne almeno altre 50, con un investimento previsto che oscilla fra i 400 e i 500 milioni di euro e un tempo di realizzazione di circa 42 mesi.

In Italia non ci sono esempi di simili impianti, ma in Spagna la rigassificazione funziona da anni. Gas Natural, per esempio nel 1969 ha realizzato l'impianto più grande di tutta la penisola iberica nel porto di Barcellona. Inserito nel contesto del grande complesso portuale catalano si confonde fra le altre aziende esistenti, ma qui attraccano navi gasiere fino a 200 metri di lunghezza che scaricano gas liquefatto, trasportato dai pozzi di estrazione alla temperatura di meno 160 gradi. Una volta scaricato nel terminale il Gnl (gas natruale liquido) viene immesso in enormi botti di acciaio nickelato dove viene riscaldato utilizzando l'acqua di mare e riportato allo stato gassoso per essere quindi distribuito attraverso una rete di 7500 chilometri e undici impianti di pompaggio.

«La liberalizzazione del mercato in Italia - dice Alberto Toca, direttore generale di Stream, la società di commercializzazione nata dall'accordo tra Gas Natural e Repsol (una sorta di nostra Eni) - apre nuove prospettive per tutto il paese e non solo di tipo economico». A Trieste, ha fatto capire, potrebbe essere perfezionato un accordo con Acegas, anche se un'ipotesi di "sconti" alla clientela locale non viene preso in considerazione. La sua società è proprietaria di giacimenti e contratti a lunga scadenza per l'estrazione in Nigeria e in Sudamerica e possiede anche una flotta di navi gasiere chiudendo così la filiera.

«La nostra intenzione - ha precisato Toca - è di crescere in Italia, anche acquistando aziende della distribuzione». Per quanto riguarda l'impianto di Trieste, Gas Natural precisa che sarà realizzato parallelamente a quello di Taranto, anche se i tempi per espletare tutte le pratiche necessarie non sono brevi. In questo senso vanno lette le richieste di nuova documentazione e precisazioni attinenti all'impatto ambientale.


19/10/2006. Da Il Gazzettino di Umberto Sarcinelli.
IL METODO.
Acqua restituita fredda Misure molto severe contro il rischio incidenti.

Barcellona. Le preoccupazioni ambientali sono uno degli ostacoli più evidenti alla realizzazione dell'impianto di Trieste. A Zaule arriveranno navi gasiere lunghe anche 200 metri, che scaricheranno gas liquefatto alla temperatura di -160 gradi, riportato allo stato gassoso riscaldandolo con l'acqua di mare. Non c'è nessun contatto fra i due elementi che si scambiano il calore attraverso circuiti (tubi) indipendenti. L'acqua viene poi restituita all'ambiente con una temperatura più fredda di circa 3-5 gradi. Da questo punto di vista l'impatto può essere definito positivo, visto che il problema, semmai, è il riscaldamento eccessivo del mare e già nel golfo ci sono emissioni calde.
L'acqua fredda, può venire usata (come in Giappone) per alimentare un ciclo del freddo utilizzabile per l'industria conserviera.

Alcune richieste di precisazione sono sorte sul trattamento con l'iperclorito di sodio, necessario per evitare il proliferare delle cozze e alghe che danneggerebbero gli impianti. Un trattamento finale prima del rilascio al mare garantisce dall'eventuale inquinamento.

Per le navi gasiere, la presenza di un radar e un sistema di navigazione garantirebbe le spiagge adriatiche (nonchè Slovenia e Croazia). Per quanto riguarda i timori che il movimento delle navi possa smuovere dai fondali del fango contaminato in precedenza, la situazione è allo studio.

Un impianto perfetto, dunque? Si tratta pur sempre di un impianto che tratta materiale sensibile, occorrono misure di sicurezza, manutenzione e controlli. Un cartello all'ingresso del rigassificatore di Gas natural avverte: ultimo incidente 23/02/06, 235 giorni senza problemi, 1 all'anno. Volano i gabbiani, un gatto passeggia, non si può entrare con fonti di calore e telefonini. L'unico odore che si annusa è il Tlc, un po' nauseante, aggiunto al metano, inodore, per riconoscerlo.