19/10/2006. Da Il
Piccolo di Giulio Garau.
Si rafforza il progetto dell’impianto di rigassificazione
costiero dell’area ex Esso nella zona industriale giuliana.
GAS NATURAL, ASSE ITALO-SPAGNOLO PER TRIESTE.
Con la maggiore società di energia iberica
ci sarà anche il colosso Repsol e AcegasAps.
«Stiamo lavorando per fornire tutte le integrazioni richieste
per garantire l’impatto ambientale», chiarisce il
direttore generale del gruppo spagnolo Alberto Toca.
BARCELLONA. Non c’è soltanto la Gas Natural dietro
al progetto dell’impianto di rigassificazione on shore
(sulla costa) dell’area ex Esso nella zona industriale
di Trieste,accanto alla maggiore società di energia spagnola
c’è anche il colosso della Repsol (una sorta di
Eni iberica), un matrimonio di interessi che ha fatto nascere
una società, la Stream che si occuperà di tutta
la parte di commercializzazione internazionale (dal’approvvigionamento
al giacimento alla distribuzione ai vari impianti) con una flotta
di 12 navi gasiere che faranno la spola tra i vari rigassificatori
(Trieste e Taranto). Una maxi-cordata spagnola che vuole fare
investimenti in Italia, crescere nel settore dell’energia
(strategico per il nostro Paese) soprattutto a Trieste dove
già si parla di possibili accordi con l’AcegasAps,
di utilizzo dell’attuale rete della Snam, e dove la stssa
Gas natural che si occupa della progettazione dell’impianto
nell’area ex Esso sta bruciando i tempi (in termini di
autorizzazioni) per realizzare l’opera anche di fronte
alla forte opposizione dei comuni locali, ma anche del silenzio
della Regione, per le carenze di documentazione sul tema dell’impatto
ambientale. La Regione e il ministero dell’Ambiente che
stanno analizzando il procedimento di Valutazione di impatto
ambientale hanno chiesto alla Gas Natural approfondimenti e
integrazioni alla documentazione già presentata (almeno
40 i punti da soddisfare) e la società spagnola ha fatto
sapere di essersi già mobilitata.
«Stiamo lavorando per fornire queste integrazioni, la
documentazione sarà completata entro novembre»
ha annunciato lo stesso direttore generale della Gas Natural
internazionale, Alberto Toca che ieri ha incontrato a Barcellona
i giornalisti per una visita all’impianto locale di rigassificazione,
per far conoscere da vicino la società, ma soprattutto
per illustrare i vantaggi ai media e vincere le preoccupazioni
delle popolazioni locali che si oppongono al progetto. La procedura
di valutazione ambientale potrebbe essere ultimata entro il
2006 e i cantieri potrebbero aprirsi già all’inizio
del 2007: tempo di realizzazione 42 mesi, 4-500 milioni di euro
di investimento.
«C’è un impianto a Barcellona che non dà
problemi a una città che vive anche di turismo, è
sistemato nel porto accanto alle gru, alle portacontainer oltre
a un deposito petrolifero, non dà problemi alla movimentazione
delle navi, può accadere la stessa cosa a Trieste»
hanno commentato i rappresentanti della Gas Natural che hanno
organizzato il vertice a Barcellona anche per sfatare voci e
dubbi soprattutto sul fronte ambientale. Ed è emerso
il grande stupore dei vertici dell’azienda catalana di
fronte alle opposizioni locali a Trieste (ma anche a Taranto)
visto che in Spagna «avere un impianto di rigassificazione
in città – hanno spiegato – è motivo
di grande orgoglio perchè porta vantaggi economici e
sociali». Lo ha confermato ieri anche il direttore del
settore studi dell’Enagas (la società che si occupa
del rigassificatore di Barcellona, ne gestisce altri 5, che
vede tra gli azionisti con quote minime, massimo 5%, la stessa
Gas Natural e la Repsol), Javier Alcaide prima della visita
all’impianto che ha anche illustrato alcune tra le ricadute
positive sul territorio «come l’abbassamento di
prezzi del gas che sono calati del 15-20% negli ultimi 5 anni
anche se quello scorso c’è stato un lieve aumento
e questo grazie al fatto che con i rigassificatori si può
fare la spesa di gas tra almeno 15 giacimenti diversi creando
concorrenza».
Due impianti diversi quelli di Trieste Barcellona, ma solo sul
piano delle dimensioni, non su quello della filosofia del funzionamento.
Trieste in realtà avrà la copia dei due ultimi
nuovi serbatoi che Barcellona (che ne ha ben 6, da 40 sino a
150 mila metricubi di gas liquido) ha da poco ultimato, da 150
mila metri cubi. Due tank in cemento armato (anima di acciaio,
nikel e vari strati di isolamento) alti cinquanta metri e larghi
80.
«Sono passati 235 giorni dall’ultimo infortunio»
scrive un cartello all’entrata del rigassificatore di
Enagas «un’impianto che gli stessi criteri di sicurezza
di una centrale nuclare» ha spiegato Alcaide e dove sono
proibite tutte le cose che fanno scintille (anche per segare
si usano attrezzi pneumatici) e dove l’atmosfera (bruttezza
a parte degli apparati industriali) è pulita e dove non
si sente alcun odore se non quello che viene dato per sicurezza
al gas per rivelare la sua presenza.
Un’area fronte mare dove stanno realizzando anche la modernissima
sede dell’Autorità portuale di Barcellona (compresa
una torre di controllo) e che si raggiunge dopo chilometri e
chilometri di porto stracarico di container e di gru (al confronto
quello di Triste è ancor meno di una pallida ombra) e
dove passa il gas che deve essere rigassificato e che arriva,
portato dalle gasiere (tre alla settimana d’inverno, due
d’estate) liquido e a una temperatura di 160 gradi sotto
zero. «Mettiamo del cloro nell’acqua giusto per
evitare che si formino incrostazioni — ha detto il direttore
del centro studi – poi lo togliamo prima di riportare
l’acqua nel mare».
Niente rischi sul cloro o sul freddo, nemmeno per eventuali
dragaggi: «Si faranno a Taranto, a Trieste non serve».
Verrà fatta invece la bonifica dell’ara ex Esso,
un investimento da 50 milioni di euro che solo una società
come la Gas Natural è in grado di fare visti gli interessi
di business su Trieste e che prevedono che la società
mantenga la gestione con la proprietà di almeno l’80%
dell’impianto (il 20% può essere ceduto a terzi)
per 20 anni.