23/10/2006. Da
Il
Giornale di Paolo Giovanelli.
PETROLIO IN FRENATA MA RESTA APERTA LA PARTITA DEL GAS.
Due mesi fa circa, ad agosto, il petrolio era a 78,4 dollari al
barile, venerdì ha chiuso a 56,8, il 28% in meno, mentre
l'Opec ha annunciato il taglio alla produzione di un milione di
barili al giorno. Ma come nell'inverno scorso gli annunci di aumento
della produzione non frenavano il prezzo, adesso le anticipazioni
sui cali produttivi non sembrano aver nessun effetto. Così
la settimana che comincia vede le attese degli operatori per una
ulteriore flessione delle quotazioni del greggio.
E mentre il petrolio sembra andare verso un periodo di «calma»,
il gas resta al centro dell'attenzione: «L'Italia dipende
troppo dal metano» ha ribadito sabato il presidente dell'Enel,
Piero Gnudi. A dire il vero l'Enel sta conducendo una battaglia
su due fronti: rafforzare la propria presenza nelle centrali a
carbone e crescere negli approvvigionamenti di gas. Sul fronte
delle forniture c'è un grosso movimento: ancora settimana
scorsa l'ad Eni, Paolo Scaroni, ha ribadito che il gruppo petrolifero
vuole entrare nel settore del gas liquefatto e che intende costruire
un liquefattore in Nigeria e rigassificatori in Europa e in particolare
in Italia, se ce ne saranno le condizioni.
L'Italia è infatti il mercato europeo più attraente
per il gas liquefatto: oltre a Eni e Enel (quest'ultima vuol costruire
due rigassificatori, di cui uno in Sicilia), si stanno muovendo
gli inglesi di British Gas (in difficoltà a Brindisi per
l'opposizione locale) e gli spagnoli di Endesa e di Gas Natural.
Ed è proprio Gas Natural, che già gestisce impianti
di rigassificazione in Spagna, a sembrare il più vicino
all'obiettivo di ottenere il via libera per i due rigassificatori
che vuol costruire, a Taranto e a Trieste, ciascuno con una potenzialità
di 8 miliardi di metri cubi l'anno. Per dare una proporzione,
l'Italia nel 2005 ha consumato circa 86 miliardi di metri cubi.
Gas Natural è già presente in Italia attraverso
reti di ditribuzione, soprattutto al Sud, che servono circa 300mila
clienti. Poca roba, la società intende però crescere
acquisendo nuovi distributori. E nel frattempo non esclude di
potersi associare a gruppi italiani che intendano partecipare
alla costruzione dei rigassificatori e che potrebbero diventare
anche acquirenti del metano. Tra l'altro, anche se al momento
non c'è alcuna trattativa concreta, nel terminale di Taranto
potrebbe un domani essere associata British Gas, se l'opposizione
delle autorità pugliesi a Brindisi dovesse dimostrarsi
insormontabile.
All'approvvigionamento del gas, ha spiegato Alberto Toca, direttore
di Gas Natural Internacional, provvederà Stream, la joint
venture tra Gas Natural e il gruppo petrolifero spagnolo Repsol:
la materia prima potrà arrivare dall'Africa occidentale
o dai pozzi dell'America latina. In ogni caso, sostiene Toca,
l'approvvigionamento è assicurato.