26/10/2006.
L'Espresso di Giuseppe Nicotri.
ENERGIA I FA DISCUTERE UN GIACIMENTO NEL BERGAMASCO.
RISSA ALL'URANIO.
Un gruppo australiano lo vuote estrarre da una miniera
abbandonata in Vai Seriana. Gli ecologisti insorgono. E Formigoni
deve decidere.
[...] il minerale radioattivo è stato trovato dalla società
Somiren del gruppo Eni già nel 1959, a mille metri di altitudine.
Se la Regione risponderà sì, in Val Seriana potrà
nascere un'industria da non meno di 600 milioni di euro di fatturato
e 500 posti di lavoro per una ventina d'anni. [...].
In 47 anni la miniera di Novazza non ha mai prodotto neppure un
grammo di minerale radioattivo, se non per le analisi di laboratorio.
Gli scavi sono stati interrotti nel 1963, ripresi nel 1969 e nuovamente
interrotti nel 1973, perché il tenore di uranio era piuttosto
basso: tra l'1 e il 2 per cento della "torta gialla",
come viene chiamato il minerale ricavato a fine lavorazione delle
rocce radioattive. E di "torta gialla" a Novazza se
ne possono ricavare tra i 3 e i 4 milioni di tonnellate. "Poi
nel 1975, a causa della prima crisi petrolifera, i lavori sono
stati ripresi, pensando alla necessità di emanciparsi dal
petrolio, cioè di produrre energia elettrica con le centrali
nucleari", spiega il geologo Daniele Ravagnani, laureato
nel 1974 con una tesi proprio sulla miniera di Novazza, assunto
dall'Agip nel novembre dello stesso anno per guidare la ripresa
degli scavi e oggi presidente dell'Associazione lombarda dei geologi.
Il 5 settembre 1975 il neo assunto ha fatto la scoperta più
importante dei suoi 15 annidi vita all'Agip: mentre sorvolava
a bassa quota in elicottero il crinale orobico tra la val Seriana
e la Valtellina, a una dozzina di chilometri da Novazza, il contatore
Geiger è impazzito per le radiazioni della Val Vedello.
Si è scoperto così un secondo giacimento, sopra
il lago di Scais, e sono state scavate altre gallerie per una
miniera che di uranio in "torta gialla" ne contiene
almeno il triplo di quello di Novazza. E che è ragionevole
pensare sia il veto obiettivo degli australiani.
Il ragionamento del capo della Metex è semplice: "L'Italia
non può costruire centrali nucleari, ed è costretta
pertanto a importare molta elettricità da quelle della
Francia. Perché non rifornire le centrali d'Oltralpe con
l'uranio italiano, che per giunta si trova vicino proprio alla
Francia?". Poi Walker spiega e conclude: "A causa dell'enorme
aumento del prezzo del petrolio e della costruzione nel mondo
di altre 24 centrali nucleari - e quelle già esistenti
sono ben 442 - negli ultimi due anni il prezzo dell'uranio è
raddoppiaro. Ora Navazza diventa un buon business".
In effetti oggi la "torta gialla" costa 52 dollari la
libbra, il che equivale a dire che tra val Seriana e Valtellina
la "torta" è un ghiotto affare. Secondo Ravagnani,
tra operai e impiegati c'è spazio fino a 500 posti di lavoro.
Non a caso le azioni della Metex sono balzate in alto dell'11
per cento non appena alla Borsa di Sydney si è saputo della
domanda rivolta alla Regione Lombardia. Per rispondere ci sono
sei mesi di tempo (quindi fino al febbraio dell'anno prossimo).
Ma quante probabilità ci sono che alla fine arrivi una
risposta positiva? "Assolutamente nessuna ", giura l'ex
parlamentare dei Verdi Giancarlo Salvoldi, che nella natia Val
Seriana capiranò, a partire dal 1977, la rivolta contro
gli scavi a Novazza.
[...] E oggi? Il vicedirettore di Legambiente non ha dubbi: «Oggi
sono tutti compatti, tutti contrarissimi alla miniera e a favore
dello sviluppo so srenibile. Anche per difendere il turismo, l'agricoltura
di qualità e il progetto di Parco nazionale delle Orobie".
Il sindaco di Valgoglio, Augusto Bonardo, eletto nella lista civica
Noi per voi, conferma: «Abbiamo cominciato a firmare l'appello
lanciato da Legambiente. E sicuramente lo firmeranno anche gli
altri sindaci dei molti comuni coinvolti da questa storia dell'uranio.
Che se ne resterà perciò a dormire tranquillo dove
si trova". Conscio degli ostacoli, mister Walker ha dichiarato
che a Novazza "staremo bene attenti a non fare un intervento
invasivo e a non creare danni".
Il geologo Ravagnani gli dà ragione: "Con le moderne
tecnologie e conoscenze possono lavorare in tutta sicurezza anche
i minatori, perché non è più un problema
neppure il gas radon, inevitabilmente presente in galleria, ma
espulso con ventilazione continua. E molto più pericoloso
andare in auto, in bicicletta o a piedi lungo una strada asfaltara".
[...].
Ha collaborato Alice Scialoja.
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