Ottobre
2006. Da Nuova Energia di Giuseppe Vatinno*.
EFFICIENZA, RINNOVABILI E RICERCA.
Colgo l ’occasione dei recenti dibattiti avvenuti in Italia
sul tema dell’energia per cercare di offrire una sintesi
di quanto proposto nel programma dell’Unione. Tale programma,
dal titolo “Il bene dell ’Italia ”, consta di
281 pagine ed è frutto del lavoro di dodici Tavoli programmatici
(ogni tavolo aveva un referente indicato dai partiti della coalizione),
coordinati dal deputato Andrea Papini.
Istituiti da Romano Prodi nel luglio 2005, questi tavoli hanno
terminato i loro lavori a novembre dello stesso anno.
Nei due mesi successivi, ci sono state riunioni in cui si sono
limati alcuni aspetti del programma, cercando punti di sintesi
- quando necessario - delle diverse posizioni e sensibilità
delle forze politiche; al termine di questo processo vi è
stata una riunione finale in cui sono stati discussi gli argomenti
rimasti ancora “aperti”.
Nel caso del Gruppo ambiente, le riunioni erano iniziate addirittura
nel luglio 2003 quando, su iniziativa dei Segretari dei partiti
del centro–sinistra, si diede il via al TAO, Tavolo ambientale
dei partiti dell’opposizione.
Furono poi creati diversi sottogruppi, tra cui quello dell’Energia,
che hanno elaborato in circa due anni di lavoro i documenti programmatici
che sono poi serviti come base per la stesura del programma vero
e proprio,che ha anche recepito, tramite la Fabbrica del programma
,il contributo della società civile.
All’interno di questo programma, al tema Energia sono state
dedicate quattro pagine in cui è sintetizzato il lungo
dibattito su questo tema cruciale per l’avvenire del nostro
Paese. Il titolo del capitolo è “Per cambiare con
energia. L’innovazione e la sicurezza in campo energetico
”.
Si tenga conto che, nel redigere il documento programmatico, siamo
stati guidati, se così possiamo dire, da due “stelle
polari ” e cioè lo sviluppo economico e l ’ambiente,
concetti uniti poi nella sintesi del ben noto sviluppo sostenibile.
Una sorta di “democrazia intergenerazionale” che cerca
di tutelare il presente e il futuro dell ’umanità.
Qual è dunque la ricetta base proposta?
Efficienza energetica (le indicazioni europee prevedono un 20
per cento per l’Italia, anche tramite l’utilizzo delle
ESCO, compagnie per il risparmio energetico), cogenerazione di
energia elettrica e calore (con l ’utilizzo del gas naturale,
meno inquinante rispetto ad olio e carbone), fonti rinnovabili
e ricerca. Considerando la cogenerazione una soluzione per aumentare
l’efficienza energetica, potremmo dire che la proposta fatta
si regge su tre colonne: efficienza, rinnovabili e ricerca.
Il tutto in un ’ottica di riduzione della drammatica dipendenza
del nostro paniere energetico dai combustibili fossili; infatti,
le nostre emissioni di gas serra clima–alteranti sono aumentate
del 13 per cento invece di diminuire, come previsto dal Protocollo
di Kyoto.
Riteniamo che il Protocollo di Kyoto non sia affatto un vincolo
alla produttività delle nostre imprese (come spesso è
stato invece presentato), ma sia invece una grande opportunità
di sviluppo tecnologico; ed è in questa ottica che proponiamo
di fare il più possibile degli interventi di riduzione
dei gas serra sul suolo italiano (almeno l ’80 per cento),
mentre il precedente governo aveva previsto solo il 50 per cento
circa degli interventi in Italia e il resto all’estero,tramite
i cosiddetti “meccanismi flessibili”previsti dal Protocollo
di Kyoto.
Venendo poi al merito degli interventi proposti, l’obiettivo
principale (per i già citati motivi economici e ambientali)
è costituito dalla riduzione dei consumi totali di combustibili
fossili, con conseguente diminuzione delle emissioni di gas serra.
Abbiamo quindi studiato interventi mirati nei diversi comparti.
Nel settore elettrico, grazie all’aumento dell’efficienza
(sia negli usi finali che nella produzione), con la generazione
distribuita e la cogenerazione, e un forte sviluppo delle fonti
rinnovabili.
Nel settore dei trasporti, favorendo la ferrovia, il cabotaggio
e il trasporto collettivo; migliorando naturalmente l’efficienza
dei mezzi e incrementando l’utilizzo dei biocarburanti e
del gas naturale.
Nell’industria e nei servizi, aumentando l’efficienza
energetica tramite l’innovazione di processo e di prodotto.
Nel settore civile, incrementando gli standard energetici degli
edifici, i sistemi di climatizzazione e l’efficienza energetica
degli elettrodomestici e dell’illuminazione.
Altre importanti variabili da tenere poi sotto controllo sono
quelle del costo dell’energia, fondamentale per la competitività
delle nostre imprese sui mercati internazionali ma anche per i
consumatori domestici, e della sicurezza dell’approvvigionamento,
da ottenersi principalmente con la differenziazione delle fonti
geografiche di approvvigionamento.
Naturalmente, tutto questo in un’ottica di un aumento della
concorrenza.
L’Unione inoltre, ritiene che la rete elettrica interna
vada rafforzata e che le società che gestiscono la rete
(mantenute pubbliche) vadano separate dalle società produttrici.Nel
caso poi specifico del gas naturale dobbiamo mantenere una capacità
di trasporto superiore alla domanda,per spezzare i monopoli e
completare il processo di liberalizzazione solo iniziato e non
ancora concluso.
Nel caso dell ’Enel, l’Unione ritiene che debba cedere
all ’asta la capacità di generazione in eccesso,sempre
nell ’ottica dell ’abbattimento dei monopoli.
Nel progetto proposto gioca poi un ruolo strategico rilevante
la cosiddetta generazione distribuita che, passando da grandi
e inquinanti impianti a piccoli impianti sul territorio,permette
di aumentare ulteriormente l ’efficienza.
Inoltre i “campioni nazionali” dovrebbero divenire
finalmente “campioni europei” per competere sui mercati
internazionali; l’attuale caso della vicenda Enel–Suez
è,in tal senso,assai significativo.
Come detto, nel mix energetico proposto, il gas naturale gioca
un ruolo importante: in questa ottica occorre costruire da subito
i rigassificatori necessari a far diminuire la dipendenza dagli
attuali pochi Paesi che ci riforniscono via gasdotti.
Per lo sviluppo delle precedenti azioni è determinante
avere una Autorità garante per il gas e l’energia
elettrica nella pienezza dei suoi poteri.
Quando poi parliamo di fonti rinnovabili, ci riferiamo alle cosiddette
“nuove fonti rinnovabili”, cioè eolico, biomasse,
fotovoltaico, solare a concentrazione, solare termico, idroelettrico
di piccola taglia, geotermia e proponiamo che, nell’arco
della legislatura,tali fonti siano raddoppiate, giungendo al 25
per cento nel 2011.
Una novità molto importante proposta nel programma dell’Unione
e di cui non si è mai parlato è poi quella del passaggio
dall’attuale meccanismo di incentivazione basato sui Certificati
Verdi ad un meccanismo a tariffe certe, per un determinato periodo
temporale e per le diverse fonti.
Infine, ma non meno importante,è la questione della ricerca
che il governo di centro–destra ha depresso a livelli inimmaginabili.
La ricerca è il motore dell’innovazione e quindi
della competizione industriale, ma è anche quella chiave
di volta necessaria a far divenire alcuni “vincoli”,
come il protocollo di Kyoto, delle grandi opportunità di
sviluppo economico oltre che di ineluttabile salvaguardia ambientale.
Recupero della centralità dell ’Enea e creazione
di centri di eccellenza per il settore energetico e ambientale,in
particolare nei campi della ricerca nelle tecnologie del “sequestro
del carbonio”, dell’idrogeno verde e delle celle a
combustibile.
L’Unione ritiene inoltre che l ’Italia debba impegnarsi
a mettere in sicurezza il combustibile nucleare e le scorie attualmente
sul nostro territorio e che il nostro Paese partecipi in sede
internazionale alla ricerca del “nucleare pulito”
di nuova generazione.
Dal punto di vista più proprio dell’azione politica
e istituzionale, l’Unione ritiene fondamentale la realizzazione
di un “Programma energetico –ambientale”, concertato
tra Stato e Regioni, Enti locali e portatori di interesse.
A questo proposito, soprattutto dopo la crisi del gas che è
avvenuta nel dicembre dello scorso anno (dovuta solo formalmente
alla più generale crisi politico –economica tra Russia
e Ucraina), è sempre più necessario indire una nuova
Conferenza nazionale sull’energia che sia propedeutica al
prima citato “Programma energetico–ambientale”;
infatti, sono ormai molti i punti dell’agenda energetica
che devono essere discussi: dalla quantità e dalla dislocazione
dei rigassificatori, ai piani di sviluppo delle rinnovabili (quali
fonti e quanto incentivare), agli interventi sull ’efficienza
energetica (sia negli usi finali che in quelli iniziali), ai cicli
a gas cogenerativi, alla microgenerazione diffusa sul territorio.
Tale programma deve essere accompagnato da una Valutazione ambientale
strategica (VAS) e coordinato da un Consiglio superiore per l’energia
(CSE), supportato a sua volta da una Agenzia nazionale per l ’energia
e l’ambiente (ANEA).
Queste sono le proposte che fa l’Unione all’Italia,
per uscire dagli attuali problemi sia di natura economica che
di natura ambientale. Il recente disegno di legge presentato dal
ministro dello Sviluppo Pier Luigi Bersani è già
un primo e importante passo in avanti, ma nel contempo occorre
integrarlo e rafforzarlo nei punti che ancora non recepiscono
pienamente gli elementi programmatici: in tale ottica, si stanno
già muovendo alcune forze dell’Unione in Parlamento.
* Giuseppe Vatinno, Vicepresidente del gruppo
programmatico "Energia, Ambiente e Cambiamenti Climatici"
dell'Unione, Responsabile Nazionale Energia di Italia dei Valori.
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