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17/11/2006. Da Il Sole 24 Ore di Davide Tabarelli.

RUSSIA E ALGERIA.
UN'ITALIA A TUTTO GAS (MA ANCHE A CARO PREZZO).

Gli ultimi accordi per forniture di gas da Algeria e Russia sono positivi per l'Italia, visto che sarà questa fonte a coprire la futura crescita della nostra domanda di energia. I consumi di gas, già aumentati del 6o% negli ultimi dieci anni, sono attesi salire al 2010 di un altro 16% a poco meno di 100 miliardi di metri cubi. In un mercato internazionale dove le condizioni le dettano i venditori, garantirsi forniture è già un successo.

Gli aspetti positivi, tuttavia, finisco qui. Russia e Algeria sono i nostri primi fornitori di gas, nel 2005 rispettivamente con 25 e 24 miliardi di metri cubi, un volume che conta per il 57% dei nostri consumi. Sono due venditori affidabii, ma la diversificazione delle forniture, prima ancora che dalle politiche energetiche, è suggerita dal buon senso. Sull'argomento è intervenuta anche la Nato sottolineandone, con un ricco documento, gli aspetti delicati sotto il profilo geopolitico. È da 15 anni che si parla di realizzare terminali di importazione di gas naturale liquefatto, proveniente da Paesi lontani, ma uno solo al largo di Rovigo è in costruzione, mentre gli altri quattro, quelli che hanno reali possibiità di realizzazione, procedono lentamente.

L'accordo con la russa Gazprom, deludente rispetto alla lunga e travagliata negoziazione, riguarda poi solo l'estensione al 2035 dei volumi esistenti, ma, almeno da quel che è dato capire, non prevede quantità aggiuntive. Sembra così confermata la carenza di disponibilità di gas della Russia, già evidente con la crisi dello scorso inverno.

[...] Il progetto di un nuovo gasdotto dall'Algeria, di cui si parla da oltre sette anni, è di grande dimensione e presenta non pochi elementi di incertezza, per complessità tecnica e, soprattutto, commerciale.
[...].
I due accordi non andranno nemmeno a modificare l'attuale struttura dei prezzi del gas importato. I contratti, come voluto soprattutto dai venditori, sono a lungo termine, oltre 15 anni, e prevedono un prezzo del gas ancorato a quello del petrolio che, nonostante le ultime flessioni (ieri è sceso fino a quota 56) difficilmente tornerà sotto i 40 dollari. [...] La rigidità, la dimensione e la lunghezza dei contratti rafforzano una struttura di interdipendenza fra pochi grandi soggetti e impediscono negoziazioni a breve, fra numerosi operatori di più piccole dimensioni, come, invece, da oltre 8 anni, vorrebbe la Commissione europea per avere assetti competitivi. Quel che più contraddice le regole della politica energetica, riguarda la nostra crescente dipendenza da gas nel settore elettrico.
[...].