26/11/2006. Da QN
(Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno)
di Elena Comelli.
"FONTI RINNOVABILI? UNA FAVOLA".
La burocrazia biocca l'impianto fotovoltaico dell'imprenditore
Rino Minardi.
Progetto approvato ma ora serve l'ok di 17 enti diversi. E addio
incentivi.
SALERNO. «Un impianto fotovoltaico? Come una centrale
nucleare».
Questa è l'esperienza di Rino Minardi, che sta combattendo
dal settembre dell'anno scorso per mettere su un megawatt e
mezzo di pannelli solari a Castelnuovo del Cilento, nel Salernitano.
L'imprenditore cilentano è uno dei pionieri del nuovo
sistema d'incentivazione in conto energia, varato l'anno scorso
per incrementare la diffusione di pannelli fotovoltaici. [...]
Oggi chi vuole realizzare un impianto fotovoltaico, sia una
famiglia o un piccolo produttore, riceve dal Gse, il Gestore
dei servizi elettrici, per vent'anni un incentivo pari a circa
mezzo euro per kWh di energia pulita prodotta. In vista del
discreto guadagno, appena varato il decreto qualcuno si è
mosso: tra i primi, Rino Minardi. Per gli impianti più
grandi era prevista una gara: bisognava presentare entro il
30 settembre 2005, come imposto dal primo bando, un progetto
dettagliato al Gse, insieme a una fidejussione da un milione
di euro per ogni megawatt di potenza installata. Così
ha fatto Minardi: «Alla fine di settembre ho presentato
il progetto dettagliato per un impianto da 1,5 MW a Castelnuovo
del Cilento e la fidejussione da un milione e mezzo di euro».
La domanda ha successo e alla fine dell'anno scorso Minardi
apprende di aver passato l'esame del gestore. Ora deve darsi
una mossa, perché l'attribuzione degli incentivi scade
dopo un anno e se in questo lasso di tempo non si avvia il cantiere,
il suo milione e mezzo va a finire nelle casse dello Stato.
Con in mano l'ammissione agli incentivi, Minardi si rivolge
dunque al Comune per chiedere l'autorizzazione ad avviare il
cantiere.
«Si tratta di un impianto che non ha sostanzialmente impatto
ambientale», spiega Luca Fermo di Ray Energy, cui Minardi
si è rivolto per l'installazione. «I pannelli -
precisa Fermo - vanno in parte installati su un capannone industriale
in disuso, in parte a terra in una zona non agricola e producono
energia senza nessun tipo di emissioni».
[...].
Malgrado i ripetuti solleciti, il permesso di costruire tarda
e dopo otto mesi di traccheggi arriva la richiesta più
assurda: ci vuole l'autorizzazione unica, che comporta uno studio
d'impatto ambientale come se ci trovassimo di fronte a una mega-centrale
a carbone o a gas, e poi la convocazione di una conferenza servizi
cui dovranno partecipare 17 enti diversi, dai vari assessorati
competenti della Regione alla Provincia al Comune, passando
per Telecom Italia (non ci sono fili del telefono o centraline
in zona) e dal Parco Nazionale del Cilento (il cui confine corre
ben lontano dal sito dell'impianto).
Minardi si mette al lavoro, ma non ce la farà mai ad
avere tutte le autorizzazioni entro la fine dell'anno, quando
scade il termine che gli farebbe perdere i soldi della fidejussione.
«Non ho altra scelta: aprirò un cantiere lo stesso,
anche senza tutte le autorizzazioni», spiega con amarezza.
[...].