29/11/2006.
Da
Il
Piccolo.
I due gruppi russi a controllo statale hanno firmato un accordo
che legherà i loro destini fino al 2015.
GAZPROM-ROSNEFT ALLEATI: NUOVO COLOSSO UE.
IL CASO.
MOSCA. Il Cremlino di Vladimir Putin si avvia a concretizzare
il suo progetto di polo mondiale dell'energia: i due colossi a
controllo statale Gazprom e Rosneft hanno firmato ieri un patto
di ferro che legherà i loro destini fino al 2015, con un'alleanza
estesa a tutti i settori. L'accordo prevede una cooperazione strategica
al 50% nei campi della ricerca e dell'esplorazione dei nuovi siti,
del trasporto degli idrocarburi, della lavorazione, dell'acquisto
e della vendita di gas di accompagnamento (quello derivante dall'estrazione
del petrolio), della produzione e della vendita dell'energia elettrica,
della produzione di impianti energetici e per l'industria petrolifera,
dello sviluppo delle infrastrutture. Fatto ancor più saliente,
i due giganti sono «pronti a partecipare a aste e concorsi
per lo sfruttamento del sottosuolò», si legge nel
comunicato apparso in serata sul sito di Gazprom, che non specifica
se in Russia o all'estero, dove entrambe le compagnie stanno portando
avanti una tenace politica di espansione.
La cooperazione si estenderà anche ai settori della ricerca
scientifica, del sociale, dell'ecologia e dell'informatica, nonchè
alla formazione e allo scambio di personale. Un comitato di coordinamento
di dieci membri verrà nominato nei prossimi giorni, e creerà
a sua volta un gruppo di lavoro per elaborare un memorandum sui
dettagli dell'accordo e le condizioni della compravendita del
gas di Rosneft. Lo stesso gruppo studierà nuovi progetti
«in Russia e all'estero». Firmatari del monopolistico
accordo - che almeno in Russia lascia poco spazio alla già
debole concorrenza dei privati - sono i due presidenti Alexsei
Miller (Gazprom) e Serghei Bogdancikov (Rosneft). L'alleanza tocca
due colossi in piena espansione: Gazprom ha una capitalizzazione
di 240 miliardi di dollari, Rosneft ha recentemente raggiunto,
grazie a una riuscita ipo sui mercati di Mosca e Londra, i 100
miliardi di dollari, aggiudicandosi il secondo posto dopo la nuova
socia nella classifica delle maggiori aziende russe. E il Cremlino
conferma con la forza dei numeri la sua stretta su un settore
strategico che negli anni seguiti al crollo dell'Urss era sfuggito
in parte al suo controllo: lo stato possiede il 50,002% delle
azioni di Gazprom e ben il 75% di quelle di Rosneft. Quest'ultima
ha nel frattempo messo una seria ipoteca sui resti del colosso
privato Yukos, portato nell'agosto scorso al fallimento a colpi
di sentenze giudiziarie non sempre cristalline. L'attivismo delle
due compagnie ha avuto ottime ripercussioni in borsa: dal luglio
scorso, le azioni di Rosneft hanno guadagnato il 25,74% (al fixing
del 13 novembre), contro il più 'modestò risultato
di quelle di Gazprom, cresciute nello stesso periodo del 13,7%.
Intanto Iberdrola va alla conquista dell'Europa e con l'acquisto
della britannica Scottish Power diventa il numero tre dell'energia
del vecchio continente. Per entrare a far parte del podio la società
spagnola ha dovuto sborsare 17 miliardi di euro (11,6 miliardi
di sterline), tra contanti e azioni, con un'operazione che è
il segno del dinamismo del settore delle utility (basti pensare
all'opa di E.on su Endesa), ma anche di quello delle società
spagnole, sempre più aggressive nel contesto internazionale.
Iberdrola è infatti l'ultima di una serie di colossi iberici
lanciati alla conquista del mercato europeo e in particolare di
quello britannico. Prima di lei si sono mosse Telefonica con l'acquisto
del gruppo di telefonia mobile O2 e il Grupo Ferrovial che ha
acquisito il controllo del gestore aeroportuale BAA. Due anni
fa è stato invece il Bbva ad aggiudicarsi il gruppo bancario
Abbey National.