29/11/2006. Da Il
Piccolo.
ORTIS*: LE AZIENDE RISPARMINO ENERGIA. BOLLETTE MENO CARE PER
LE FAMIGLIE POVERE.
«Nel settore del gas la situazione è
critica. Esistono rischi di un monopolio privato».
RIGASSIFICATORI. 4-5 nuovi impianti
sono necessari all’Italia per importare via nave circa
trenta miliardi di metri cubi aggiuntivi di gas. È positivo
anche l’indotto economico.
I CONSUMI. Chi avesse installato fra il 2005
e il 2006 un frigorifero di classe A++ avrebbe già risparmiato
oltre 36 euro.
Presidente Ortis, nella sua ultima relazione annuale lei
ha detto chiaramente che in Italia luce e gas costano ancora
troppo. Quali sono i motivi? Che fare?
Gli attuali livelli di prezzo derivano essenzialmente dalla
struttura dei costi produttivi, dovuti all'eccessiva incidenza
degli idrocarburi nella produzione elettrica, e dalla non completa
apertura dei mercati verso adeguati livelli di concorrenza,
anche in ragione di ritardi nello sviluppo di infrastrutture.
Perciò si dovrebbe sostenere la promozione di: un mix
nazionale delle coperture meno "petrolio dipendente",
più conveniente e diversificato; usi sempre più
razionali dell'energia; maggiori efficienze per produzione,
trasporto, distribuzione e mercato. In questo quadro l'Autorità
è fortemente impegnata nel facilitare la formazione di
un mercato concorrenziale e più efficiente, nel promuovere
un'offerta che, per abbondanza e diversificazione, consenta
ai consumatori scelte sempre più libere e convenienti.
Di recente si è verificata la terza interruzione
di energia consecutiva in tre giorni per le industrie della
siderurgia, metallurgia e legno del Friuli Venezia Giulia. Il
blackout sta mettendo a dura prova le industrie regionali. Consumatori
e imprese devono imparare a risparmiare energia?
Il contenimento dei consumi di energia (cioè l'uso intelligente
dell'energia) e l'incremento dell'efficienza energetica comportano
vantaggi importanti sia per il singolo consumatore che per la
collettività.
Quali sono questi vantaggi?
La riduzione della dipendenza energetica dall'estero del sistema-paese;
il miglioramento della bilancia dei pagamenti per la componente
energetica; la riduzione della necessità di adeguamenti
delle infrastrutture; la riduzione dei rischi di squilibrio
tra domanda e offerta (ad esempio di rischi di blackout elettrico);
una miglior tutela dell'ambiente.
E cosa può fare una famiglia per risparmiare energia?
Il vantaggio più immediato e diretto per gli utenti,
che usino efficientemente l'energia, consiste nella riduzione
dei costi sostenuti a parità di servizi goduti. Consideriamo
alcuni esempi pratici: chi avesse installato tra il 2005 e il
2006 una lampadina fluorescente compatta o un erogatore a basso
flusso per doccia avrebbe risparmiato nel corso dell'ultimo
anno tra 8 e 10 euro; nel medesimo periodo con l'installazione
di un frigorifero di classe A++ avrebbe risparmiato più
di 36 euro e da ultimo l'installazione di una caldaia unifamiliare
a 4 stelle in zona di montagna avrebbe consentito risparmi di
gas pari a circa 86 euro. In sintesi, possiamo certamente dire
che il risparmio energetico fa bene alle tasche, favorisce la
sicurezza del sistema energetico, e contribuisce alla salvaguardia
dell'ambiente; ciò basta ed avanza affinché tutti
i consumatori e le imprese possano qualificarlo come intelligente
priorità da perseguire con determinazione.
Secondo lei i rigassificatori (è stato presentato
un progetto anche a Trieste) serviranno a risolvere il gap energetico
del Paese?
In generale, 4-5 nuovi rigassificatori sono subito necessari
all'Italia, per importare, via nave ed in fase liquida, circa
30 miliardi di metri cubi aggiuntivi di gas. A seguire, altra
capacità sarà utile per rispondere alla crescente
domanda interna ed europea, per avere eccesso e pluralità
di offerta tali da garantire ai consumatori una vera scelta;
altra capacità inoltre anche per vincere su iniziative
di hub concorrenti (Spagna e Balcani) che ci relegherebbero
all'attuale, fragile e diseconomica posizione terminale dei
flussi. Per facilitare questo percorso, comunque di competenza
governativa, abbiamo già varato tariffe premianti per
nuove infrastrutture e "codici" per una loro gestione
ottimale.
Qual è l’impatto di questi impianti sulle economie
locali? A Trieste si alternano timori e aspettative.
Ogni impianto può avere ricadute differenziate e positive
sulle economie locali: occupazione, industria del freddo, attività
indotte, ecc. Si può in ogni caso valutare dettagliatamente
tutto ciò e l'insediamento ambientale, attraverso analisi
specifiche su cui stanno già lavorando molto sia i ministeri
competenti che le istituzioni territoriali interessate ai singoli
progetti.
La dipendenza dell'Italia dal petrolio pesa. Negli ultimi 5
anni le quotazioni internazionali del barile di oro nero sono
salite del 270%, anche se molto più di quanto sono aumentate
le tariffe di luce e gas in Italia. Perché non si riesce
a risolvere un problema storico come il caro-greggio?
Le quotazioni internazionali del petrolio fluttuano seguendo
le dinamiche della domanda e dell'offerta. Il mercato è
sensibile a variazioni della share capacity (differenza tra
offerta e domanda) dell'ordine del milione di barili/giorno.
Perciò, servono strategie di livello internazionale;
se l'Ue decidesse, ad esempio, di ridurre del 5-6% i propri
consumi di petrolio in un periodo sufficientemente breve e gli
Stati Uniti volessero contribuire in termini analoghi o (potendolo
fare) ancor più significativi, la domanda mondiale si
ridurrebbe e i mercati si raffredderebbero certamente.
E in Italia?
In Italia, le tariffe dell'energia elettrica e del gas - che
hanno registrato di recente alcuni aumenti consecutivi dovuti
essenzialmente alla lunga dinamica di quotazioni crescenti degli
idrocarburi - sono state comunque "calmierate" dagli
interventi che l'Autorità ha potuto disporre a diminuzione
di altre componenti della tariffa. Nelle ultime settimane la
volatilità del prezzo del petrolio sta manifestando quotazioni
più contenute; la continuità di questo trend sarebbe
un segnale di conforto per l'inizio 2007.
Sul fronte del gas ci saranno rischi per il prossimo inverno?
Il ministero per lo Sviluppo economico ha predisposto, con adeguato
anticipo, un "pacchetto" articolato di misure che
potranno essere flessibilmente applicate, secondo le eventuali
e reali necessità invernali. Si tratta di un piano di
interventi modulare, con misure graduate a seconda dei rischi
che potranno prodursi, anche in ragione delle reali e future
condizioni climatiche invernali o di continuità nelle
importazioni. La situazione viene monitorata attentamente.
Ma come evitare nuove emergenze?
Per evitare in modo definitivo il ripetersi di nuove "emergenze
gas", analoghe a quelle degli ultimi due inverni, bisogna
però intervenire anche in maniera strutturale: occorre
investire velocemente realizzando nuovi impianti e ampliando
le infrastrutture già esistenti, ai fini di poter accogliere
un'offerta che auspicabilmente ecceda la domanda. Ho più
volte detto: magari ci fosse la "bolla del gas", purtroppo
erroneamente paventata da taluni in passato, per controllare
sistema e mercato. L'offerta di gas deve aumentare ed essere
più diversificata per fonti di approvvigionamento, nonché
assicurata da più operatori in forte competizione tra
loro.
In Italia pesa anche una insufficiente concorrenza, come
lei ha più volte rilevato. Il mercato del gas in Italia
rischia di tornare sotto un regime di monopolio?
Come ho dichiarato alla decima Commissione del Senato il 18
ottobre scorso, nel settore del gas la situazione si presenta
senz'altro critica. In assenza di vera concorrenza, esiste il
rischio prospettico di un "monopolio privato" in mani
Eni, non migliore del "monopolio pubblico" pre-liberalizzazione.
Infatti, è ormai prossima la scadenza del primo luglio
2007, fissata dalle Direttive europee per la completa liberalizzazione
della domanda.
Cosa accadrà il primo luglio 2007?
È questa una data importante in termini di libertà
e di diritti, ma è anche una data in cui - in assenza
di interventi legislativi quali quelli delineati nel disegno
di legge del Governo - possono concretizzarsi seri rischi per
i consumatori più deboli. Fra sette mesi ogni cliente,
inclusi quelli domestici, potrà acquistare energia elettrica
e gas scegliendo liberamente il venditore; alla stessa data
però le Direttive impongono agli Stati di limitare il
proprio ruolo alla tutela di ben specificati interessi pubblici.
Questo vuol dire, in altri termini, che non potranno più
esistere tariffe fissate dall'Autorità per nessuna classe
di utenza; l'Autorità potrà eventualmente solo
indicare al mercato prezzi di riferimento non vincolanti, come
giustamente previsto dal recente disegno di legge per l'energia,
che includeranno ed evidenzieranno i costi dei servizi soggetti
a tariffazione, come il trasporto o la distribuzione.
Con quali vantaggi per i consumatori?
La salvaguardia dei clienti domestici, ma anche dei clienti
industriali, dipenderà quindi dal quadro competitivo
che si sarà formato a quella data. Se la competizione
sarà sufficiente, la liberalizzazione sarà un
vantaggio per i consumatori; in caso contrario, ovvero se perdureranno
situazioni configurabili, di fatto, come monopoli o oligopoli,
si delineerà uno scenario carico di difficoltà
per i consumatori.
Ma come tutelare le famiglie in difficoltà di fronte
al caro-bollette?
L'attuale meccanismo della fascia sociale non tutela adeguatamente
chi davvero si trovava in stato di disagio economico, ma nella
sostanza premia soltanto il cliente (anche un single benestante)
con bassi consumi. In vista dell'ormai prossima liberalizzazione
completa del mercato elettrico, è opportuno prevedere
l'adozione di una nuova e vera "tariffa sociale o agevolata",
a tutela dei più deboli. La definizione delle condizioni
di accesso alla tariffa sociale, e - più precisamente
- l'identificazione della fascia di clienti da ammettere al
regime di tutela sono già all'esame del Governo e del
Parlamento, anche sulla base di quanto segnalato dalla Autorità.
Quali sono a suo avviso i progetti necessari per rafforzare
il mercato europeo dell'elettricità?
In ambito europeo, vanno innanzitutto superate le asimmetrie
e i forti ritardi che persistono nell'attuazione della liberalizzazione
in molti Paesi: incompletezze, lentezze e il mantenimento di
ex monopolisti in posizioni di privilegio, generano ripetute
situazioni di inefficienza e di dannoso squilibrio. Serve anche
una maggior armonizzazione nella regolazione dei diversi Paesi;
per far ciò stiamo, ad esempio, lavorando dallo scorso
febbraio - nell'ambito del nostro Ergeg (European Regulators
Group for Electricity and Gas) - per accelerare almeno le armonizzazioni
per i mercati regionali (gas ed elettricità) del Centro-Sud
Europa, comprendenti Austria, Francia, Germania, Grecia, Slovenia,
Italia, ed eventualmente anche la Svizzera. Inoltre devono essere
urgentemente sviluppate le interconnessioni transfrontaliere,
potenziando quelle esistenti e costruendo nuove linee elettriche
e gasdotti di collegamento internazionale.
Come commenta i recenti accordi Eni-Gazprom?
L'Autorità ha già incontrato l'Eni per i necessari
approfondimenti informativi sul recentissimo accordo con Gazprom:
sta quindi promuovendo un primo e preliminare esame con il ministro
dello Sviluppo Economico, con l'Antitrust e quindi, anche con
la Commissione Europea. Al di là dei giudizi di merito
per un singolo accordo, va ricordato (in termini puramente generali)
che il potere negoziale della Ue è ben più ampio
di quello di un solo Paese od operatore. Quindi, nel nuovo contesto
internazionale, diventa essenziale che l'interlocuzione con
i Paesi di transito o produttori passi anche a livello di Ue
e Governo, per definire solidi "accordi quadro" nell'ambito
dei quali sostenere e veder sviluppare libere intese, tra singoli
operatori, che si rivelino sempre più interessanti (in
termini di sicurezza e convenienza) per i nostri concittadini.
Più concorrenza e più mercato.
I mercati energetici dei Paesi dell'Unione Europea si apriranno
sempre più, e contestualmente si svilupperanno anche
le relazioni extra-Ue. Se tale dinamica farà sì
che sul mercato europeo ed italiano si affaccino nuovi concorrenti
- che siano venditori corretti, con offerte convenienti per
i consumatori, e con stimoli per una sempre più vivace,
trasparente ed affidabile concorrenza - non potremmo che prenderne
atto positivamente.
* A CAPO DELL'ISTITUZIONE CHE SORVEGLIA IL MERCATO DEL
GAS E DELL'ELETTRICITA'.
Alessandro Ortis è presidente dell’Autorità
per l’energia elettrica e il gas dal dicembre 2003. Nato
a Udine il 12 agosto 1943, dopo aver frequentato la Scuola Militare
Nunziatella di Napoli, si è laureato in ingegneria nucleare
al Politecnico di Milano e diplomato alla Scuola di Direzione
Aziendale dell’Università Bocconi. Ha ricoperto
ruoli dirigenziali in aziende pubbliche e private: Zanussi,
Pirelli, ENI, Ispredil–Ance, Serono, Tecnofarmaci. Successivamente
è stato vicepresidente dell’Enel; presidente di
Eurelectric (l’Associazione delle aziende elettriche europee).
Ortis è stato anche docente di organizzazione e gestione
aziendale; presidente del gruppo di esperti per il settore elettrico
dell’Aie (Agenzia Internazionale dell’Energia).
Più recentemente è stato direttore generale per
l’Energia e le Risorse Minerarie al ministero Attività
Produttive; presidente della Ccse (Cassa Conguaglio per il Settore
Elettrico); membro del governing board dell’Aie, del Consiglio
superiore dei Lavori pubblici, della Commissione tecnico-scientifica
del Dipartimento della Protezione Civile e del Comitato scientifico
della Sogin.