21/01/2007.
Da
Il
Piccolo di Paola Bolis.
Il presidente della Regione: il Comune doveva votare solo
sull’impatto ambientale, il no è nullo. Il sindaco:
pensa alle elezioni, non alla città.
RIGASSIFICATORI, E' SCONTRO TRA ILLY E DIPIAZZA.
Polemica a distanza dopo che il Consiglio comunale ha bocciato
gli impianti.
TRIESTE. Riccardo Illy dice che la Regione potrebbe considerare
come un «sì» il «no» decretato
dal Consiglio comunale ai rigassificatori. Roberto Dipiazza gli
replica duro: «Si preoccupa della politica e della sua campagna
elettorale ma non della sua città, di Trieste». Tra
sindaco e governatore è scontro a distanza. E lo scontro
si accende dopo che giovedì il Consiglio comunale ha votato
(tranne i Ds usciti dall’aula) un no ai progetti Endesa
e Gas Natural rispettivamente per l’impianto off-shore e
per quello dell’area ex Esso di Zaule.
Riccardo Illy dice che la Regione potrebbe considerare come un
«sì» il «no» decretato dal Consiglio
comunale ai rigassificatori. Roberto Dipiazza gli replica duro:
«Si preoccupa della politica e della sua campagna elettorale
ma non della sua città, di Trieste». Tra sindaco
e governatore è scontro a distanza.
E lo scontro si accende dopo che giovedì il Consiglio comunale
ha votato (tranne i Ds usciti dall’aula) un no ai progetti
Endesa e Gas Natural rispettivamente per l’impianto off-shore
e per quello dell’area ex Esso di Zaule.
Dipiazza in aula ha tramutato in contrarietà il favore
sempre dimostrato a Gas Natural: l’aula ha approvato la
delibera contraria a Endesa predisposta dalla giunta Dipiazza,
ma ha detto no all’altra delibera con cui la stessa giunta
dava sostanzialmente il via libera a Gas Natural quanto a valutazione
d’impatto ambientale.
Motivo del dietrofront del sindaco: le insufficienti garanzie
di tipo economico per la città offerte da Gas Natural.
Ieri, a fronte della rinnovata volontà manifestata dagli
spagnoli di addivenire a un accordo, Dipiazza ha risposto: «Io
rilancio».
Ma appunto per questo, il presidente della Regione - scrivono
le agenzie - così come già ieri il suo vice Gianfranco
Moretton, osserva che le ragioni del Comune sono «inconferenti»:
chiamata a esprimersi solo sull’impatto ambientale dell’opera,
l’aula ha giudicato valutandone invece i benefici economici.
«Arrivo a dire - dice Illy - che se saranno queste le motivazioni
della delibera, come amministrazione regionale considereremo quello
del Comune un parere positivo».
«Sia io che Illy vogliamo i rigassificatori e sarebbe stato
logico fare squadra compatta - la Regione in prima fila e poi
Comune, Provincia, AcegasAps - per ottenere il massimo. Ma Illy
- siccome c’è la politica di mezzo - non pensa che
a fare un dispetto a questa amministrazione: spiana la strada
a Gas Natural e svilisce il mio lavoro», dice Dipiazza.
«Questo è l’errore enorme della politica, in
tutto il Paese. Se avessimo trattato tutti insieme e non ognuno
per cercare di ottenere per la propria parte il massimo, probabilmente
gli spagnoli trovandoci compatti si sarebbero subito adeguati...
Invece qui l’appartenenza politica conta molto più
degli interessi della città». E dunque? «Illy
sarebbe dovuto stare al gioco, ma per me non cambia niente, sono
forte comunque: se non porto in Consiglio comunale la variante
al piano regolatore non si costruisce niente», avverte Dipiazza.
L’assessore comunale Maurizio Bucci ricorda poi che alla
Regione è giunta una delibera sulla valutazione di impatto
ambientale, ma corredata del «no» del consiglio comunale:
«Una cosa è il documento tecnico, altra l’interpretazione
politica. Stupirebbe che Illy con la sua esperienza non sapesse
queste cose», commenta Bucci rimarcando la «cattiveria»
con cui la Regione ha lasciato «trenta soli giorni di tempo
al Comune per esprimersi, un mese comprese le feste di fine anno».
Ma ancora dalla Regione, l’assessore Roberto Cosolini avverte:
«Nel governo della cosa pubblica la forma è sostanza,
dunque quella su cui è scivolato Dipiazza diventa questione
sostanziale tant’è che - come ricorda Illy - rischia
paradossalmente di rendere nullo o opposto il senso dell’atto».
Cosolini liquida poi come «ridicola» l’osservazione
sulla «cattiveria»: «I tempi erano quelli richiesti
dalle normative, anche se qui emerge che per tantissime persone,
indipendentemente dalle loro responsabilità istituzionali,
sembra che le normative siano un optional».
Infine, affonda Cosolini, «nel no del Comune mancano le
motivazioni di tipo ambientale e il tutto si trasforma in una
trattativa economica. Per assurdo, si potrebbe dire che se anche
ci fosse poca sicurezza e poca tutela dell’ambiente ma tanti
quattrini, quelle motivazioni sarebbero buone per dire sì:
se ci fosse molta sicurezza e molta tutela dell’ambiente
ma pochi soldi, si direbbe no. Non mi pare sia questo ciò
che i cittadini si attendono da una amministrazione comunale.»
«E sono preoccupanti - chiude l’assessore regionale
Cosolini - anche le affermazioni di alcuni esponenti delle categorie
economiche, che confondono anch’essi quello che deve essere
il ruolo del Comune con quello che potrebbe essere il ruolo di
imprenditori privati».