23/01/2007.
Da
Il
Piccolo di Luca Visentini*.
RIGASSIFICATORI UNA SCELTA STRATEGICA.
Vogliamo solo sottolineare che, come Uil, siamo in completo disaccordo
con le decisioni assunte. A nostro avviso, infatti, la costruzione
a Trieste di un impianto di rigassificazione, in particolare quello
a terra, rimane una delle opzioni strategiche per lo sviluppo
economico del territorio: uno sviluppo fatto di industria innovativa,
di portualità, di energia, di turismo e di cultura.
Per fortuna i mancati nulla osta degli enti locali non saranno
risolutivi, dal momento che saranno comunque la Regione e il governo
a decidere, sulla base della congruità del progetto con
le norme di legge in materia di ambiente. Tuttavia la presa di
posizione dei Comuni è rilevante, dal momento che evidenzia
ancora una volta l’incapacità delle amministrazioni
locali di indicare ai cittadini una direttrice per lo sviluppo,
trincerandosi dietro all’ennesimo "no se pol"
ed evitando di fornire alternative.
Noi viceversa crediamo che l’unico metro di misura per decidere
se un rigassificatore si debba o non si debba fare siano le norme
di legge: se il progetto risulterà compatibile, non ci
dovrà essere motivo per ostacolarlo. Sostenere, al di là
della legge, che rimane sempre e comunque un rischio potenziale
di incidente, di attentato o di inquinamento, è come sostenere
che non dobbiamo acquistare televisori perché possono scoppiare
e provocare incendi. L’esplosione di serbatoi di olio d’oliva
avvenuta di recente in Umbria, ci insegna che qualunque impianto
industriale, anche quello apparentemente più innocuo, può
costituire un pericolo per le persone se non vengono rispettate
le regole di sicurezza e manutenzione. Gli impianti più
a rischio, proprio per la loro pericolosità, sono in realtà
quelli più monitorati e quindi meno esposti a sciagure.
Se il rigassificatore risulterà compatibile con la legge,
noi crediamo che realizzarlo porterà vantaggi importanti
sia al Paese che al territorio. Al Paese perché concorrerà
all’approvvigionamento di energia meno inquinante del carbonfossile,
rinsaldando inoltre i rapporti commerciali e politici dell’Italia
con i paesi del Mediterraneo. Al territorio perché assicurerà
introiti fiscali nell’ordine delle centinaia di migliaia
di euro e, potenzialmente, una diminuzione delle tariffe per l’acquisto
del gas da parte delle famiglie e delle imprese. Inoltre, e non
è poco, verrà bonificata una grande area inquinata
senza esborso di risorse pubbliche. I posti di lavoro saranno
circa un centinaio a regime. Diverse centinaia di persone saranno
impiegate nella costruzione dell’impianto e una parte di
esse potrà essere locale, ma ovviamente per un tempo limitato.
La speranza che questa iniziativa, assieme alla piattaforma logistica,
possa riassorbire i lavoratori della Ferriera di Servola, non
ha però molto fondamento. Vogliamo dare atto all’assessore
Bucci, nel suo ultimo intervento sulle pagine di questo giornale,
di aver affrontato l’argomento Ferriera con spirito pacato
e costruttivo. Vogliamo anche rassicurarlo sul fatto che né
il sindacato, né tanto meno i lavoratori sono innamorati
del lavoro all’alto forno. Tuttavia la Lucchini è
un’azienda sana in un mercato in crescita e il nostro territorio
non offre alternative credibili ai lavoratori oggi impiegati.
Dobbiamo quindi essere tutti consapevoli che per far fronte ad
un’ipotetica chiusura della Ferriera, ma soprattutto alle
numerose chiusure di fabbriche già avvenute negli ultimi
tempi, bisognerebbe creare non 500, bensì almeno 2000 posti
di lavoro industriali nei prossimi cinque anni. Questo è
un obiettivo ambizioso ma non irraggiungibile. La costruzione
del rigassificatore può concorrere a realizzarlo, se attorno
a esso nascerà una filiera industriale legata al ciclo
del freddo e della refrigerazione.
Analogo ragionamento può essere fatto per la piattaforma
logistica, che di per sé non supererebbe mai i 100 posti
di lavoro. Se viceversa attorno a essa nascesse un’industria
retroportuale di trasformazione industriale, magari collocata
in punto franco con i vantaggi che ne possono derivare, ecco che
il gioco varrebbe la candela. Gli indotti industriali del rigassificatore
e della piattaforma, se messi in cantiere da subito, potrebbero
portare nel tempo oltre un migliaio di nuovi posti di lavoro.
Ne mancherebbero altri mille: per realizzarli ci vuole quella
politica di programmazione economica che come sindacato invochiamo
da tempo, rispetto alla quale il rigassificatore è un tassello
importante ma non sufficiente.
Gli appelli all’unità d’intenti e alla politica
del fare, che sempre più spesso si sentono da parte dei
politici di entrambi gli schieramenti, sono sicuramente condivisibili,
ma rischiano di risultare una presa in giro se alle dichiarazioni
non seguono i fatti. Le delibere degli ultimi giorni non vanno
certo in questa direzione, noi continuiamo a sperare che si sappia
e si voglia cambiare.
* Luca Visentini segretario generale Ccdl-Uil Trieste.