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18/02/2007. Da Il Piccolo di Giulio Garau.

«Il Golfo è una soluzione ideale. Sindrome italiana volere gli impianti a patto che si facciano altrove».
CHICCO TESTA: «TRIESTE NON DEVE RINUNCIARE AI RIGASSIFICATORI».

TRIESTE. «È una sindrome tutta italiana quella di dire che gli impianti energetici vanno bene, ma non sul mio territorio. Ora tocca ai rigassificatori ma accade anche per altre infrastrutture. Il Paese intanto sta accumulando un deficit strategico altissimo, grave soprattutto nel settore energetico. A noi l’energia serve, gli impianti di rigassificazione sono ineluttabili per noi che dipendiamo da paesi come la Russia. Grazie a questo tipo di impianti non corriamo il rischio di restare senza gas e il fatto di poterci approvvigionare dove costa meno ci dà maggiore libertà e potere contrattuale. Trieste è una location molto interessante, è a Nord dove si consuma più gas, una volta arrivata la nave non serve trasportarlo dappertutto».

Chicco Testa, ex numero uno dell’Enel ed ora presidente di Roma metropolitane, in visita a Barcellona al 3Gsm World Congress (è componente del Cda della Telit oltre che del Lloyd Adriatico) che si è chiuso qualche giorno commenta le notizie che arrivano in Spagna sulla guerra del gas in Italia. Da un lato i fatti di Brindisi con il sequestro del cantiere dell’impianto di rigassificazione della British gas, dall’altro le divergenze tra il ministro dell’Almbiente Alfonso Pecoraro Scanio che boccia i rigassificatori e punta all’energia alternativa e il suo collega dell’economia Pierluigi Bersani che insiste sulla necessità per l’Italia di almeno 3 o 4 impianti di rigassificazione per essere autonomi sul fronte energetico. Da ultimo proprio dalla Spagna arrivano nuovi segnali, da una parte da Barcellona da Gas Natural e dall’altra da Madrid da Endesa che insistono sulla volontà di proseguire con i loro progetti in Italia e soprattutto a Trieste dove hanno chiesto di realizzare due impianti. Il primo di Gas Natural (on-shore) a terra nell’area ex Esso, il secondo di Endesa (off shore) in mezzo al golfo, che aspettano entrambi un via dal ministero.

«Non mi voglio affatto sostituire ai cittadini – continua Testa – dico solo che le autorità politiche nazionali e locali hanno il dovere di dire una volta per tutte dove questi impianti possono essere realizzati, per il bene del Paese».

Testa ricorda benissimo la sua esperienza a Monfalcone con il progetto della centrale elettrica che ora è di Endesa. «Ho tristi ricordi di Trieste e del territorio, mi riferisco a quando come presidente dell’Enel mi impegnai, anche come esponente di Legambiente, a realizzare la centrale a gas di Monfalcone – ricorda – Avevamo contro tutti, fra tutti il Wwf e abbiamo buttato via molto lavoro. E pensare che il golfo di Trieste ha un grande vantaggio, è collocato a Nord, il gas può essere scaricato già in Europa. Ma c’è un gigantesco problema delle autorizzazioni che assume sempre valore politico». «Il nostro auspicio è che non si crei un clima di caccia alle streghe che coinvolga tutti gli impianti e che magari la politica rallenti sui rigassificatori – fa sapere intanto la Gas Natural da Barcellona dove ha sede la società. Lievemente diversa la posizione di Endesa, l’altra società spagnola (in via di acquisizione dalla E.On dopo l’Opa di 41 miliardi lanciata dalla società di Dusseldorf) che ricorda come l’aministratore delegato Jesus Olmos ha più volte detto di «capire l’avversione dell’opinione pubblica verso gli impianti on-shore» ma di non essere preoccupata dall’inchiesta visto che progetta un impianto al largo, off-shore.