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28/05/2007. Da Il Piccolo di Roberto Urizio e Elisa Michellut.
Pagina 7. - Regione.

Reazioni alla proposta del forzista Antonione che chiede l’avvio di una consultazione popolare.
Malattia: «È un copione già visto. L’ultima parola spetta sempre al governo nazionale, non vedo quindi la necessità del referendum. E poi è già stato bocciato dal Comune di Trieste»
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DEGANO: RIGASSIFICATORI, IL REFERENDUM NON SERVE IL WWF: PREOCCUPA L’IMPATTO SUL SISTEMA MARINO.

TRIESTE. «Più che parlare di referendum è necessario seguire le leggi e le procedure». Il capogruppo della Margherita in Consiglio Regionale Cristiano Degano, guarda con perplessità all'ipotesi di referendum sui rigassificatori, lanciata dal senatore di Forza Italia, Roberto Antonione. «La Regione è chiamata a dare un parere sulla valutazione di impatto ambientale - ricorda Degano - e si tratta di un problema tecnico-scientifico più che una questione di opinioni o di coscienza. Occorre cioè verificare se c'è la compatibilità ambientale». Un dato, quest'ultimo, ancora incerto secondo l'esponente della Margherita: «Sulla base della documentazione presentata, compresa quella supplementare, non ci sono le condizioni per dare un parere, non vengono fugati i dubbi per una valutazione completa». Degano ricorda ad Antonione come l'ipotesi del referendum era già stata avanzata ma era stata l'apposita commissione del Comune di Trieste a bocciare il quesito presentato, tra gli altri, dal consigliere regionale dei Verdi, Alessandro Metz. E su questo aspetto si sofferma anche il capogruppo dei Cittadini per il Presidente, Bruno Malattia, secondo cui la proposta di Antonione «non è altro che la ripresa di un copione già recitato. L'ultima parola spetta al governo nazionale, non vedo onestamente a cosa possa servire un referendum quando la competenza spetta ad altri».
E pareri contrastanti in merito alla realizzazione del rigassificatore nel golfo di Trieste sono stati esposti ieri anche a Monfalcone, durante un dibattito dal titolo: "Rigassificatore: perché?" al quale hanno preso parte Christina Sponza, presidente di Tecnosophia e l'economista Walter Mendizza per il fronte del sì, e Dario Predonzan del Wwf e Giorgio Jercog del Comitato di Salvaguardia del golfo di Trieste per il fronte del no. L'incontro, moderato da Franco Delben, docente di chimica industriale dell'Università di Trieste, è entrato subito nel vivo cercando di mettere a fuoco le problematiche legate alla sicurezza dell'impianto energetico ed al suo impatto ambientale. «Il rischio si valuta in base all'entità del danno - ha spiegato Walter Mendizza - Non esiste nessun rigassificatore al mondo che finora sia scoppiato, c'è più possibilità di avere un incidente in auto. Gli impianti sono assicurati e quindi il rischio è calcolato. Sono un nuclearista convinto, importiamo energia da altri Paesi e in questo modo regaliamo dei soldi che potrebbero rimanere a casa nostra». Sempre per il fronte del sì è intervenuta Christina Sponza che si è definita una liberista convinta «quando un privato vuole insediare un'attività produttiva e rispetta la legge è giusto farglielo fare. Sono a favore del rigassificatore in quanto permette di differenziare il nostro approvvigionamento energetico, facendo in modo di non dipendere soltanto dai Paesi ai quali siamo collegati tramite gasodotti. Dobbiamo prendere atto che nel presente è meglio bruciare gas piuttosto che carbone o petrolio. Il rigassificatore consente il riutilizzo dell'acqua fredda in uscita dall'impianto da parte di altre realtà industriali con un notevole risparmio energetico». Giorgio Jercog, contrario al rigassificatore, ha posto l'attenzione sul problema della sicurezza dei cittadini «avere le gasiere in una città significa un costante pericolo per la gente e per la continua emissione di anidride carbonica. Non possediamo un piano energetico nazionale ed inoltre l'alto Adriatico non è una zona idonea ad inserire rigassificatori a causa dei bassi fondali. Dobbiamo prima di tutto fare gli interessi dei cittadini e pensare alla loro incolumità. Questo impianto potrebbe essere causa di una perdita di vite umane qualora succedesse qualsiasi tipo di incidente oppure un attentato terroristico. Seguiremo l'esempio adottato dai comitati sul cementificio e ci batteremo anche per vie legali». «Manca un quadro programmatico chiaro che spieghi di quanti rigassificatori ha effettivamente bisogno il Paese e quali sono le aree più adatte ad ospitarli - ha rimarcato Dario Predonzan del Wwf - L'analisi degli studi che abbiamo effettuato ha dimostrato carenze su elementi di grande importanza come l'impatto delle acque fredde e cariche di cloro scaricate in mare sull'ecosistema e sugli organismi marini. Tale impatto è decisamente preoccupante e non va sottovalutato neppure il fatto che l'impianto sorgerebbe in mezzo golfo, deturpando l'aspetto paesaggistico».